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di Walter De Stradis

 

Da quindici anni è sindaco del suo piccolo comune, Balvano, in provincia di Potenza. Un’eternità, dal punto di vista politico. Il 44enne Costantino Di Carlo, capelli e barba rossicci, spruzzati di grigio, negli anni a venire, verrà probabilmente ricordato anche per aver patito in prima persona le pene del Virus che sta cambiando il corso della Storia, dal più piccolo al più grande agglomerato umano su questo Pianeta.

D: La sua vicenda, quella di un sindaco lucano che ha portato la croce del Covid sulle proprie spalle, è emblematica anche del “decorso” della malattia stessa. Infatti, stando ai suoi comunicati, a inizio marzo scorso lei aveva inizialmente annunciato di essere risultato negativo al tampone. Solo alcuni giorni dopo, però, le cose erano cambiate...

R: Sì. Avevamo saputo che alcuni colleghi di lavoro di mia moglie erano risultati positivi, così ci mettemmo in isolamento domiciliare e ci facemmo il tampone, inizialmente risultato negativo per entrambi. Alcuni giorni dopo lo ripetemmo, sempre in isolamento, e solo lei risultò positiva. A quel punto il nostro isolamento domestico divenne separato: lei in casa, io in una tavernetta sottostante. Circa una settimana dopo, però, risultai positivo anch’io al tampone. Avevo sintomi tipici: febbre, mal di testa, stanchezza. La terapie –antibiotica e cortisonica- non si rivelarono pienamente efficaci e cominciai ad avvertire un dolore tra le scapole, il segnale di una broncopolmonite…

D: … sua moglie quindi era praticamente asintomatica, mentre per lei si rese necessario il ricovero al San Carlo di Potenza.

R: Lei aveva sintomi lievi, diciamo. La mia saturazione cominciò invece a scendere sotto la soglia limite, toccando picchi pericolosi (86-87), e quindi col medico ritenemmo opportuno il ricovero. Dalla Tac del Pronto Soccorso emerse infatti che ero affetto da broncopolmonite bilaterale intersiziale. Fui quindi ricoverato al reparto Covid 2, quello alle spalle del Pronto Soccorso.

D: Che tipo di realtà ha incontrato?

R: Guardi, in quindici giorni di ricovero ho incrociato in tutto una ventina di compagni di stanza. I primi tempi, i degenti che iniziavano a stare meglio dopo alcuni giorni di cure (gente più o meno della mia età, fra i 40 e 50 anni) per me rappresentavano un traguardo; quando poi iniziai io stesso a stare meglio, rivedevo nei nuovi arrivati le mie condizioni iniziali. Riscontrai che il numero dei giovani, miei coetanei, stava crescendo e che questi erano anche molto sintomatici. Notai contestualmente che in alcuni casi, la pesanti cure (terapia antibiotica, cortisonica, ciclo antivirale) portavano all’ “esplosione” di alcune piccole criticità che magari in occasioni normali non si rilevano. Penso alla glicemia o alle transaminasi, o alle altre contingenze di alcuni casi specifici che in qualche modo si amplificano, specie in chi già ne soffre.

D: Cosa emergeva invece a livello umano?

R: Due cose sostanzialmente. La prima è il Tempo: quasi immobile, passato stando sempre a letto, scandito esclusivamente dalle gocce delle flebo. La seconda: prelievi e terapie iniziavano prestissimo la mattina (anche alle quattro e mezzo) e la cena era alle 18: da quel momento in poi c’era l’attesa di un’altra giornata, che sembrava non arrivare mai. Ricordo poi il ricovero di un 45enne particolarmente ansioso, che nonostante le nostre rassicurazioni («ci siamo passati anche noi, stai tranquillo, poi respirerai meglio») è andato nel panico e ha cominciato a diventare cianotico. Ci pensi: il respirare per noi è un atto naturale, spontaneo, ma quando ne sei privato, anche solo in parte, diventa una cosa che devi “gestire”, “decidere”, controllando i gesti. Io stesso ho faticato un po’, ma ho incontrato pazienti che sono stati davvero male, come questo ragazzo (ora diventato mio amico) che poi è finito in rianimazione ed è stato 4-5 giorni “in croce”, collegato alle macchine cardiache, perché era a rischio collasso da un momento all’altro.

D: Che risposta ha ricevuto dalla struttura pubblica? Da paziente, che giudizio dà dell’ospedale San Carlo?

Io mi sono permesso di scrivere una lettera al direttore generale, per ringraziare la struttura. La responsabile del reparto Covid 2, la dottoressa Gianna Mennillo, è una persona STRAORDINARIA, e con lei tutti i medici e gli infermieri. Lo dico fuor di retorica, parlando come paziente. Noi tutti siamo stati sinceramente curati, non solo dal punto di vista medico-farmacologico: anche solo nel darci la sveglia, gli infermieri scherzavano e la stessa dottoressa responsabile, magari stanchissima (e si vedeva dagli occhi), ogni giorno passava a dirci una parola buona: «Pensa a come stavi ieri, oggi va già meglio. Ieri avevi dieci litri di ossigeno, oggi ne hai tre. Bada ai progressi». Quindi c’è stato veramente un “accompagnarci fuori”, che ci ha aiutato a vedere la luce.

D: Oggi lei fortunatamente è uscito da questo tunnel, ma adesso spostiamo il suo punto di vista, e passiamo da quello del paziente a quello dell’amministratore. Come giudica le scene di affollamento e di calca alle tende del Qatar di Potenza, in corrispondenza del turno di vaccinazione per la fascia di età dai 79 ai 60 anni (ammessa anche senza prenotazione) di lunedì scorso?

R: Le immagini di calca infastidiscono chiunque. Se da una parte si può capire l’azione del cittadino che cerca di non perdere il posto, dall’altra bisogna fotografarne gli effetti: su cento casi di infezione, novanta magari sono asintomatici o paucisintomatici, ma chi vive il reparto Covid, sa bene che gli altri dieci presentano problematiche molto serie. E se faccio un “fermo immagine” di quella calca, penso inevitabilmente al fatto che per salvaguardarsi bisogna mantenere le distanze, e quelle immagini invece sono insopportabili, ingiustificabili (senza voler additare nessuno). C’è bisogno di un’organizzazione un po’ più strutturata. Mi auguro che non si ripeta più, a tutela di chi organizza e di chi va lì a fare il vaccino. Non è accettabile che ci vadano mille persone e poi magari ne escano positive cento.

D: In generale come giudica l’operato della Regione Basilicata nel contrasto alla Pandemia?

R: Bisogna starci dentro: è difficile per la Regione ed è difficile per i Comuni. Io comprendo gli sforzi...altre cose le comprendo meno. Ripeto: c’è bisogno di una migliore organizzazione. Mi riferisco al tracciamento. Mi riferisco ai tamponi antigenici, di cui i Comuni si fanno carico, e i cui esiti abbiamo difficoltà a “caricare” sulla Piattaforma: il mio Comune, ma sfido qualsiasi altro Comune lucano, praticamente non li ha mai caricati! E quando chiediamo delucidazioni agli addetti della Task Force regionale, questi non ci sanno dare indicazioni su come fare, e c’è un rimando e rimbalzo continuo tra persone. Io sono stato anche uno dei 21 sindaci che ha criticato l’istituzione della zona rossa regionale, laddove altre regioni hanno agito per province o per comprensori (tant’è che la stessa Regione poi ne ha preso atto). Capisco che bisogna attenersi alle norme e alle indicazioni ministeriali, ma bisogna anche calarsi un attimino nel territorio: il “cuore” di Napoli è diverso da Balvano, che a scuola ha 160 bambini e che ha spazi più aperti.

D: La sua collega di Ginestra la settimana scorsa ci parlava di difficoltà di “comunicazione” con la Regione stessa, e ci parlava delle Ordinanze regionali, che legge prima sui giornali e che solo dopo arrivano al Municipio. E’ così anche per voi?

R: E’ così per tutti. Non lo dico io, o solo io, ma lo dice l’Anci. Alcune volte è capitato che le ordinanze di chiusura delle scuole siano arrivate alle dieci di sera e noi siamo stati “massacrati” dai nostri concittadini perché non sapevano cosa sarebbe successo l’indomani. I Comuni devono organizzare il trasporto scolastico... e agli autisti cosa diciamo? Si parte? Non si parte? E quando glielo diciamo? Alle tre di notte? C’è poi tutta la questione della sanificazione degli istituti, insomma, ci sono delle decisioni che vanno prese in un tempo utile. E’ mancata anche la condivisione delle scelte. Certo, non vuol dire che il governatore o l’assessore debbano ascoltare 131 sindaci, ma C’E’ l’Anci per questo! E deve condividere alcuni percorsi.

D: Se potesse prendere Bardi sottobraccio cosa gli direbbe?

R: Di condividere maggiormente e di non caricarsi di decisioni solitarie. Adesso ci sono dei comuni con dei picchi di contagio e che -solo loro- sono passati in zona rossa: se questo tipo di ragionamento l’avessero applicato prima, magari ad alcuni altri comuni si sarebbero risparmiati una quindicina di giorni in rosso, che penalizzano eccome. E magari i ventuno sindaci non avrebbero protestato. Ci sono paesi lucani di 500 abitanti, che con zero contagi si sono ritrovati in zona rossa! Vanno dunque censiti i comuni dove c’è il picco. Pertanto, con molto, molto riguardo, a Bardi direi che sul territorio ci sono ALTRE istituzioni locali, e cioè i sindaci, che governano le comunità, che sono il “front office” dei cittadini, che vengono “massacrati” dai cittadini. Perché tocca a me sindaco spiegare al compaesano che il bar è chiuso, che non può uscire... certo, potrei cavarmela dicendo “L’ha deciso la Regione, l’ha deciso il Ministero”, ma la problematica rimarrebbe. Occorre condividere, tenere l’Anci dentro, sulla falsariga della Conferenza Stato-Regioni, perché le buone idee possono venire a chiunque.

D: Al di là del Covid, Balvano di cosa ha maggiormente bisogno adesso?

R: La Basilicata deve essere innanzitutto definita: siamo Terra per il turismo? Per l’industria? Per l’agricoltura? Per tutte e tre le cose? Per nessuna? La terre che non sanno avere un’identità faticano di più. Noi facemmo un grande investimento sulle Gole del Platano, e recentemente abbiamo realizzato una strada ferrata in un vecchio percorso dei minatori, scavato in una roccia verticale. Proprio in un momento come questo, penso che gli “spazi larghi” della nostra regione siano una grande risorsa. Negli ultimi anni abbiamo registrato in queste zone l’arrivo di persone con la voglia di un turismo “lento”, all’aria aperta. Chiederei pertanto alla Regione di accompagnare i comuni in questa direzione, specie quelli che vi hanno già investito.

D: La canzone che la rappresenta?

R: “Dolcenera” di De Andrè.

D: Il libro?

R: “Sogno cose che non sono state mai” di Robert Kennedy. L’ho letto di recente e lo consiglio a tutti.

D: Il film?

R: “Il Miglio verde”.

D: Immaginiamo che fra cent’anni in questo Comune scoprano una targa a suo nome. Cose le piacerebbe ci fosse scritto sopra?

R: Che sono stato tra la gente.

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di Antonella Sabia

 

Risale alla metà degli anni ’50, l’inizio dei lavori di costruzione dell’edificio che per oltre 40 anni ha ospitato il cinema Ariston, per tanto tempo unico stabile realizzato per tale scopo.

Chiuso per diverso tempo in seguito al Terremoto dell’80 per verificare la tenuta della struttura post sisma, iniziò la sua fase di declino oltre 10 anni dopo, nel 1993, quando lo stabile venne chiuso per consentire la realizzazione del palcoscenico e servizi accessori.

La chiusura definitiva avvenne due anni dopo, quando vennero evidenziate delle carenze in termini di sicurezza.

Ancora oggi, lo stabile che si erge a due passi dal cuore della città, rimane un contenitore dismesso, fatiscente e indecoroso, ma l’edificio rientra nella proprietà di un privato cittadino: nel tempo, pur avendo vagliato diverse ipotesi progettuali, di fatto non si è mai arrivati ad una soluzione.

All’epoca dell’acquisto da parte del privato, l’obiettivo doveva essere quello di poterlo demolire e ricostruire, conservando la destinazione d’uso secondo quelli che erano i dettami di una scheda dei PRUSST (Programmi di Riqualificazione Urbana e di Sviluppo Sostenibile del Territorio), una sorta di memoria storica dei volumi originali. Questo affonda le sue radici nella notte dei tempi, un processo che si è stoppato per delle vicissitudini amministrative e politiche e non ha visto più il suo completamento”, ci ha detto Antonio Vigilante, assessore comunale all’Urbanistica, Condono e Ricostruzione.

Con il passare degli anni, si è andati incontro ad una sorta di dinamica di anti-economicità nella realizzazione di una sala cinematografica, e una successiva idea fu quella di realizzare un parcheggio con annessi servizi, ma anche in quel caso tutto è rimasto nel campo delle ipotesi, complice inoltre la crisi economica nel 2008 che ha visto il procrastinare degli investimenti.

Abbiamo avuto modo di interfacciarci con l’ingegnere incaricato dal privato. L’incontro è avvenuto durante la ‘pausa pandemica’ estiva, riservandoci di poter approfondire alla luce del Super Bonus del 110% di cui tanto si parlava per la riqualificazione, ma che in realtà ragiona su interventi per strutture con destinazione d’uso residenziale. Verosimilmente, nella disamina delle opportunità, abbiamo valutato la possibilità di una permuta, in questo caso bisognerebbe incaricare l’Agenzia del Territorio per la stima del valore immobiliare sia del bene da cedere sia di quello da acquisire, in modo tale da venire in possesso di questa struttura e renderla poi oggetto di finanziamenti europei. Dal nostro punto di vista sarebbe utile utilizzare tale edificio come Torre Parcheggio, che da via Mazzini consentirebbe di posteggiare e raggiungere il cuore del centro storico a due passi”, afferma Vigilante.

Negli anni, questo fantasma di cemento, uno dei simboli del declino lento del centro storico cittadino, ha fatto tanto parlare di sé anche in termini di sicurezza, e ha destato non poca preoccupazione la tenuta dello stabile, soggetto a crolli e con solai nel tempo completamente divelti. A questo proposito il Comune intende rassicurare i cittadini: ”L’ingegnere incaricato, dopo aver fatto delle verifiche, alla luce delle diverse soluzioni progettuali che la proprietà gli aveva affidato, ci ha rassicurato affermando che non ci fossero particolari criticità, supportato da documentazione approfondita. L’unica criticità innegabile è chiaramente legata all’elemento estetico sul quale stiamo cercando di lavorare e al contempo abbiamo avviato un’interlocuzione con la Regione per consentirci una sorta di valorizzazione del patrimonio pubblico di proprietà dell’ente (qualora, ovviamente, avvenisse la permuta), funzionale a semplificare inoltre il processo di modifica della destinazione d’uso di uno stabile”, ha concluso l’assessore Vigilante.

 

 

 

di Walter De Stradis

 

 

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«Questo è il classico piccolo comune lucano oberato da vecchi debiti che si perdono nel tempo», ci spiega la prima cittadina di Ginestra, non appena ci vede arrivare. Quarantacinque anni, Fiorella Pompa è stata eletta nel giugno 2016 in forza a una lista civica (“Uniti per Ginestra”), quando lei –come tutti gli altri, nel mondo- non immaginava nemmeno che di lì a qualche anno sarebbe scoppiata una Pandemia mondiale. Considerati i piccoli numeri del paese (circa 730 abitanti, dati di Wikipedia), verrebbe facile supporre che il Covid non ha fatto emergere chissà quali problematiche. E sarebbe une errore, come vedremo.  

D: Oggi (giovedì – ndr), la veniamo a trovare in un giorno un po’ difficile, per un piccolo comune come Ginestra.

R: Sì, c’è un po’ di amarezza per alcune persone anziane che sono in quarantena e sono sole. Ad alcuni di loro, per la verità, è stata già somministrata la seconda dose di vaccino –in quanto ultraottantenni- e perciò sono fiduciosa che andrà tutto bene. Prego per loro. Li ho chiamati e stanno tutti bene, ma l’ansia per queste persone, sole e fragili, rimane sempre.

D: Ginestra finora non ha registrato decessi a causa del Covid, ma quali sono le questioni che vi preoccupano maggiormente?

R: Ginestra finora si è difesa egregiamente, perché non ci sono stati molti casi (e quando ci sono stati, siamo riusciti a intervenire), e le persone seguite hanno ottemperato con serietà alle prescrizioni. La mia preoccupazione maggiore risiede nel fatto che la maggior parte della popolazione è anziana; tuttavia gli ultraottantenni, come dicevo, hanno completato l’iter del vaccino, e in quanto ad anticorpi si può dire che sono tranquilli.

D: Con le vaccinazioni sta andando dunque tutto liscio?

R: Per la prenotazione delle persone fragili e per gli ultrasettantenni (in una seconda fase) è attiva questa piattaforma online, ma non tutti riescono ad accedervi (e infatti qualcuno lo stiamo aiutando noi), ma in questa sede vorrei fare una proposta al direttore generale dell’Asp.

D: Prego.

R: A Ginestra di ultrasettantenni ce ne sono solo sessanta, e anche questi non hanno figli e sono soli. Pertanto vorrei chiedere un punto vaccinale qui in paese: in un paio d’ore riusciremmo a fare tutto.

D: Attualmente le vaccinazioni non avvengono qui?

R: No. Gli ultraottantenni sono stati vaccinati qui, ma gli ultrasettantenni saranno spostati e smistati sia su Venosa sia su Melfi, ove si trovano i punti vaccinali.

D: E dunque crede sia difficoltoso per i suoi concittadini…

R: …sì, e temo che non tutti si vaccinerebbero, per questo ci terrei a farlo qui. Spero che l’Asp accolga il mio appello.

D: In questo anno di pandemia, da sindaco e da semplice lucana, qual è stato il suo momento più difficile?

R: Eh, la fase più dura è stata la seconda. Un anno fa, nel corso della prima ondata, qui a Ginestra non c’erano contagi, il che ci rendeva tutto sommato tranquilli, pur dovendo rispettare le regole. Dopo l’estate, invece, quando sono arrivati i primi contagi, è stato davvero difficile, dovendo “bloccare” i contatti, e anche a novembre, a ridosso di Natale, quando abbiamo avuto il picco di infezioni.

D: E com’è cambiato il suo lavoro di sindaco, da allora?

R: In un paese piccolo può sembrare che tutto è semplice e normale, ma così non è. E’ ancora più complicato, invece. Si può dire che adesso io viva stabilmente nella Casa Comunale. Una volta riscontrati i contagi, si è dovuto lavorare tanto. Ci sono stati momenti di difficoltà, con persone in situazioni economiche preoccupanti, famiglie con problemi seri, e quindi siamo dovuti intervenire anche con i sostegni alimentari. Quando i cantieri sono stati aperti, abbiamo anche cercato di andare avanti con i lavori di riqualificazione. Credo che abbiamo saputo amministrare quei momenti nel modo migliore possibile.

D: Secondo lei la Regione Basilicata come sta gestendo l’emergenza sanitaria? Quali i vostri rapporti con l’Ente? Intervistando alcuni suoi colleghi primi cittadini, non di rado è emersa qualche criticità nell’interfacciarsi con le figure apicali della Regione.

Confermo. L’unico punto di riferimento che abbiamo è l’Anci (Associazione Nazionale Comuni Tlaliani – ndr), che non smetterò mai di ringraziare, perché ci fa da interlocutore con la Regione Basilicata. E’ un momento che nessuno si aspettava, nessuno sapeva come agire, e penso che anche il governo regionale si sia trovato spiazzato. Non resta che rimboccarci le maniche e lavorare “in tempo di guerra”.

D: Però confermava la difficoltà a interloquire con la Regione.

R: Sì, perché non riusciamo a trovare un canale di comunicazione. Anche se chiamiamo…mi dispiace, ma… Cioè, ci sono consiglieri regionali che ci rispondono e che sono davvero persone perbene, per carità, ma non si riesce ad avere in tempo reale le Ordinanze. Ci arrivano tramite giornali. Ne viene a conoscenza prima la stampa e poi noi. Ma alla fine noi siamo qua a lavorare, e ci mettiamo l’anima.

D: Si riferisce alle ordinanze del Governatore?

R: Sì, a tutto. Ci arrivano in un secondo momento, dopo che le abbiamo acquisite dalla stampa.

D: E se lei potesse prendere Bardi sottobraccio, cosa gli direbbe?

R: Molte sarebbero le cose da dire in questo momento. Ma oltre alla Pandemia, gli parlerei del caso Stellantis che interessa Ginestra, così come tutti i comuni della Basilicata. Se le voci di ridimensionamento diventassero realtà, sarebbero guai per tutti. Nel mio comune c’è almeno un centinaio di persone che lavora a San Nicola di Melfi.

D: Senza contare la questione collegamenti e l’annosa faccenda dell’Oraziana.

R: Beh, devo dire che –oggi come oggi- non ci sono grossi problemi di accessibilità, a parte piccoli smottamenti. Ginestra è diventato un paese centrale: in sei minuti siamo a Venosa, in dieci a Rionero. Con Melfi siamo ben collegati. E’ logico che investire nelle infrastrutture significa sempre concorrere allo sviluppo dei paesi, e speriamo che anche in futuro questi investimenti ci saranno.

D: Il Covid ha fermato e/o rallentato un po’ tutto, ma non appena sarà possibile, su cosa il suo Comune investirà per ripartire dal punto di vista turistico e culturale?

R: Sul turismo scolastico legato alla natura. Eravamo già partiti prima del Cvoid, ma poi abbiamo dovuto annullare alcuni appuntamenti già presi con le scolaresche. Noi abbiamo un giardino etno-botanico, l’unico nell’area, e su di esso è stato effettuato uno studio da parte delle Università di Londra e di Miami, attraverso il quale è stata riscontrata la presenza di erbe officiali anticancerogene. Abbiamo investito molto su questo orto e abbiamo iniziato a fare dei laboratori con gli alunni, attinenti alla trasformazione delle erbe officiali in profumi e saponi. I ragazzi si sono entusiasmati, ma poi è arrivata la Pandemia… tuttavia noi siamo pronti per ripartire e speriamo di farlo quanto prima.

D: Questo è anche il paese d’origine di Raffaele Ciriello, fotoreporter che ha dato la vita per il suo lavoro (restò ucciso a Ramallah, in Palestina)…

R: Gli abbiamo dedicato la piazza principale del paese e sicuramente in futuro penseremo ad altre iniziative in sua memoria: abbiamo già realizzato delle mostre fotografiche… e se la famiglia ci concederà il materiale, potremmo pensare di trasformarle in una mostra permanente.

D: Sul versante della musica popolare, mi risulta che in paese ci sia ancora una nonnina di 95 anni (Fiorina Pentagine – ndr) ultima depositaria della tradizione dei canti arbereshe…

R: Sì, ma non è la sola. C’è un gruppo di anziani che ha anche inciso un cd (“nder zhure: Canti Tradizionali Arbereshe di Ginestra” - ndr). Purtroppo, come sa, la parlata arbereshe avviene solo fra le persone anziane, ma noi stiamo facendo di tutto per preservarla e insieme ad altri comuni stiamo mettendo in campo dei progetti di recupero. Sperando che ci arrivino le risorse.

D: Il film che la rappresenta?

R: “Questo è il mio paese” con Michele Placido, che è stato anche nostro gradito ospite al “Borgo dei Sapori Arbereshe” (manifestazione annuale, attualmente interrotta per la pandemia).

D: La canzone?

R: Mi piace molto Fabrizio De Andrè.

D: Mettiamo che fra cent’anni scoprano una targa a suo nome qui al Comune, in quanto prima donna a divenire sindaca di Ginestra: cosa le piacerebbe ci fosse scritto?

R: In effetti, c’è una piccola parola che mi rappresenta: “libera”.  

 

 

 

di Walter De Stradis

 

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Pastore (ancora per qualche tempo) del gregge del suo paese natio, ma anche studioso, saggista, antropologo ed etnomusicologo: nei settantacinque anni splendidamente portati di don Giuseppe Filardi, c’è tutto questo e anche di più. Figura rispettata e conosciuta tanto nell’ambiente ecclesiastico quanto in quello accademico (è autore di diversi, preziosi volumi di carattere storico e religioso), Don Peppino è universalmente conosciuto come colui che –col sostegno delle istituzioni, di giovani appassionati delle tradizioni, nonché di studiosi di livello internazionale- ha consolidato il Maggio accetturese (quello del celeberrimo rito arboreo) come un evento socio-religioso-antropologico di caratura mondiale. Lo abbiamo incontrato nel suo piccolo studio di Accettura (Mt), in cui conserva ancora il mobilio di quando era giovane parroco di Capomaggiore (Pz), comune che recentemente gli ha tributato la cittadinanza onoraria.

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fotoIvanaPipponzi

La Consigliera di Parità della Regione Basilicata, Ivana Pipponzi, sta procedendo alla rilevazione sulle quote di genere nei Comuni lucani.
Al fine di svolgere funzioni promozionali e di garanzia contro situazioni di squilibrio di genere nel mondo della politica lucana, la Consigliera ha inviato a tutti i Comuni lucani una nota con cui si chiede di compilare un questionario indicando il sesso del/della Sindaco/a, quello del/della Presidente del Consiglio comunale ed il numero delle donne nei Consigli comunali e nelle Giunte.

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di Antonella Sabia

 

 

Rieletto lo scorso 13 marzo, Leopoldo Desiderio sarà il Presidente del CONI Basilicata anche per il quadriennio 2021/2024. Prima della pandemia il CONI Basilicata si era mosso a 360° mettendo in campo diversi progetti, tra i più interessanti “Un calcio al passato”, con cui si è entrati nelle carceri (tra i primi in italia) a portare ogni giorno uno sport diverso per 4 mesi..con lui abbiamo affrontato qualche aspetto del difficile momento che lo sport sta vivendo.

«Nelle scorse settimane, Malagò, Presidente del CONI, ha concordato con il Commissario straordinario all'Emergenza Covid. il lucano Figliuolo, di mettere a disposizione la sua rete territoriale al servizio dei cittadini. Inoltre, si è parlato della possibilità di vaccinare gli atleti: abbiamo già fatto le prime riunioni con la Federazione Medico Sportiva che ci supporterà nella parte medico scientifica. Tutte le attività sportive stanno pagando il peso di questa pandemia, gli unici che un po’ si sono salvati sicuramente sono gli atleti e le società coinvolte in attività professionistiche. Tutto quello che invece riguarda le serie minori e i campionati giovanili purtroppo hanno subito uno stop, eppure sappiamo che i vivai sono l’anima delle società sportive e successivamente potranno dare i loro frutti, ridare una linfa a tutte quelle associazioni che si occupano di attività sportiva».

D: Cosa servirà al momento della ripartenza a questa società?

R: Sotto la cenere c’è sempre il fuoco, l'Araba Fenice è sorta dalle ceneri e credo che noi avremo la forza e il coraggio di riaprire e ricominciare come prima, qualche cosa sicuramente si perderà ma bisognerà andare avanti. Siamo degli sportivi e sappiamo rialzarci sempre dalle sconfitte.

D: La politica cosa ha fatto e cosa avrebbe dovuto fare?

R: Forse poteva fare qualche cosa in più, ma non bisogna mai buttare benzina sul fuoco, perché secondo me hanno avuto problemi ben più gravi da dover fronteggiare. Credo che successivamente, risolti alcuni di questi, torneremo a risorgere. Avevamo scritto anche noi una settimana fa una lettera in Regione, non appena abbiamo compreso che c’era qualcosa nell’aria che riguardasse i sostegni alle società. Ho chiesto di poterci incontrare e di poter programmare attività di comune accordo e poter garantire qualche sostegno economico a queste società. So che sono tempi duri, ma aspetto fiducioso.

D: Potenza Città Europea dello Sport: un'occasione persa?

R: Spero che a maggio potremmo fare qualche riunione per poter programmare anche questa cosa. A lungo ne abbiamo parlato al Comune e la risposta è stata positiva al 100%.

 

Sostegni agli operatori dello sport: la risposte della Politica

Tra i settori economici più colpiti dalla pandemia, va annoverato certamente quello sportivo. Economici, sì, perché la stragrande maggioranza delle società sportive diventano a tutti gli effetti delle aziende, alle prese con bilanci, spese e introiti, a seconda delle categorie di appartenenza. E se i campionati professionistici hanno avuto il via libera lo scorso autunno per provare a rimettersi in gioco, a pagare le maggiori conseguenze sono state tutte le società dilettantistiche che, dopo un anno di stop, sono allo stremo, senza sostegno e senza possibilità di programmazione. È proprio degli ultimissimi giorni, lo stop definitivo della FIGC al campionato di Eccellenza maschile lucano. E dopo la lettera indirizzata al presidente Bradi, in cui viene lanciato un grido di allarme da alcuni presidente dei massimi campionati sportivi in Basilicata (Potenza Calcio, CMB Matera, Volley Rinascita Lagonegro, Basilicata Nuoto e Olimpia Basket Matera), si è aperto un acceso dibattito politico sull'importanza di mettere in campo uno forzo per un settore che va trattato al pari degli altri e non abbandonato a se stesso.

“Lo sport è importante non solo per i suoi aspetti agonistici, ma anche perché è uno straordinario mezzo di emancipazione e promozione sociale di un territorio. Vanno difese le nostre eccellenze agonistiche per non disperdere un patrimonio di storia della Basilicata che negli anni ha dato lustro alla nostra terra anche fuori dai confini lucani diventando in alcuni casi un motivo di vanto per la Basilicata che sa vincere”, è stato il commento del vicepresidente del Consiglio regionale Polese.

Se il monito, da un anno, è che ‘nessuno sarebbe stato lasciato indietro’, è oggi opportuno considerare la condizione delle società sportive, valutando la predisposizione di alcuni strumenti di sostegno rivolti a questa categoria, non meno importante di altre per il tessuto economico regionale e, in molti casi, unica fonte di sostentamento per numerose famiglie”. E’ quanto sostengono, in una nota, i componenti del Gruppo consiliare di Fratelli d’Italia della Regione Basilicata.

E dal presidente Bardi e dall'assessore Cupparo arriva una risposta con dati e contributi erogati, con il bando “Sport promoturismo Basilicata” e l'avviso per erogare “Misure di sostegno a favore di operatori del settore dello sport”. “La giunta regionale, inoltre, ha proceduto ad agosto 2020 ad approvare il Programma regionale triennale 2020/2022 per lo sviluppo dello sport - dicono Bardi e Cupparo - proprio in una fase nella quale erano sospese le gare e le competizioni ludico-amatoriali con le attività connesse, praticate a livello dilettantistico di base, le scuole e l’attività formativa di avviamento. Un segnale di attenzione verso il mondo sportivo, con la certezza che saremo pronti con la programmazione non appena le attività sportive potranno riprendere a regime”. E nella stesa serata di mercoledì 24 marzo, è arrivato il sì dalla Quarta Commissione, per la prima annualità del suddetto piano per lo sviluppo dello sport. Il finanziamento complessivo ammonta a circa 670mila euro.

Specie in questa fase che registra ancora la sospensione di numerose attività sportive ed amatoriali a causa della pandemia la Regione – ha sottolineato l’assessore Cupparo – non rinuncia alla sua azione e riconosce, infatti, la naturale vocazione dello sport a promuovere i concetti di inclusione, partecipazione, rispetto delle regole, solidarietà e democrazia, facendo espresso riferimento alla pratica delle attività sportive dei diversamente abili, quale mezzo privilegiato di sviluppo individuale e di rieducazione”.

(Ant. Sab.)

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di Walter De Stradis

 

Ha una voce squillante, ma gentile, Marianna Iovanni, giovane sindaca pentastellata di Venosa, la bellissima città di Orazio. Accentuati dalla mascherina, l’espressività di alcuni sguardi -che hanno sottolineato diversi passaggi della conversazione- è stata una componente significativa di questa intervista, che potrete maggiormente apprezzare nella versione video in onda su Lucania Tv, a partire da sabato sera alle 20.  

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di Antonella Sabia

 

 

 

Continua l'odissea della DAD per circa 7 milioni di studenti italiani nelle zone rosse. Anche in Basilicata, che dal 16 marzo è tornata in zona arancione, gli studenti continueranno a seguire le lezioni a distanza, su provvedimento del Governatore Bardi.

Martedì scorso abbiamo contattato, Claudia Datena, Dirigente Ufficio Scolastico Regionale, per fare il punto ad un anno dall'inizio della pandemia.

D: Che periodo storico sta vivendo la scuola oggi?

R: Un momento di grandi cambiamenti e di continui adattamenti, la scuola ha affrontato quest’ultimo anno con grande capacità di resilienza, adeguandosi ai momenti dell’epidemia e alle indicazioni che sono state date dal Ministero e dalle autorità locali. A mio avviso si tratta di un momento di grande sofferenza, legato soprattutto alla necessità di svolgere le attività quasi esclusivamente a distanza.

D: Come influirà sulla crescita culturale e personale dei ragazzi?

R: Di sicuro ci dobbiamo aspettare degli effetti, molti dei quali sono già visibili. Se ne è parlato da più parti, la didattica a distanza è stato uno strumento prezioso per assicurare continuità alla scuola e all’azione formativa di bambini e ragazzi, ma dopo un anno mi sento di dire che la scuola non può vivere solo di DAD, soprattutto per gli alunni in età infantile. Questa è una modalità che sacrifica l’elemento della socialità che è fondamentale non solo per la crescita personale, ma anche ai fini dell’apprendimento, questo elemento protratto nel tempo sarà penalizzante per i nostri ragazzi.

D: Ha avuto modo di riscontrare un cambiamento del livello di apprendimento tra didattica a distanza e in presenza?

R: Sicuramente ci sono delle differenze, l’anno scolastico precedente ci ha visto affrontare il problema senza preparazione e inevitabilmente ci possono essere stati dei ritardi, delle lacune nello svolgimento dei programmi. Quest’anno la scuola è arrivata più preparata perché abbiamo avuto anche il tempo di programmare meglio, gli istituti si sono dotati di un piano per la didattica digitale integrata e hanno avuto la capacità di riorganizzarsi. Ci aspettiamo per quest’anno scolastico una situazione più completa nello svolgimento dei percorsi formativi, ma solo alla fine si potrà verificare quali sono stati i risultati di questo percorso.

D: Ritiene che la scuola sia stato uno dei maggiori catalizzatori del contagio?

R: Di questo se ne è discusso tanto, per tutte le misure di sicurezza che sono state adottate all’interno delle scuole, ritengo che non possa essere considerata un fattore di trasmissione. Il problema è tutto quello che poi si svolge all’esterno, che è interconnesso alla scuola, quindi spostamenti e trasporti, in particolare nella scuola secondaria di secondo grado, ove abbiamo un’incidenza piuttosto elevata di alunni viaggiatori, che hanno subito ritardi e problemi nell’adeguamento dei trasporti rispetto alle esigenze di distanziamento. C’è poi la questione degli assembramenti all’esterno degli istituti, o in prossimità delle fermate, quindi si tratta di un discorso diverso. Posso affermare con certezza che sono stati osservati scrupolosamente tutti i piani di sicurezza all’interno degli istituti, e questo non ha certo favorito la diffusione dei contagi.

D: Riguardo gli studenti più fragili, come si sono organizzate le scuole?

R: Le scuole hanno valutato autonomamente ogni singola situazione. I vari provvedimenti normativi sia del governo centrale che delle regioni hanno fatto salva, anche quando fosse istituita la DAD, la possibilità per questi studenti fragili (disabili o studenti con bisogni educativi speciali) di poter continuare la didattica in presenza, per assicurare una dimensione inclusiva del percorso educativo.

D: Per il futuro, è stata immaginata per esempio l'istituzione di una figura per il supporto psicologico all’interno degli istituti scolastici?

R: In realtà non si parla di “futuro”, in quanto a livello nazionale il Ministero dell’Istruzione ha sottoscritto un protocollo d’intesa con il Consiglio Nazionale dell’Ordine degli Psicologi, e lo stesso abbiamo fatto noi a livello regionale con l’Ordine degli Psicologi della Basilicata. Nelle singole scuole, sempre in maniera autonoma, sono stati attivati percorsi di supporto con dei professionisti, tra l’altro, le scuole hanno ricevuto anche dei contributi finanziari proprio per la sottoscrizione di queste convenzioni. Il supporto chiaramente è previsto non solo per gli alunni, in questo periodo, situazioni di disagio possono essere vissute anche dal personale scolastico.

 

 

 

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Quanto ha influito la pandemia sulla vita dei pazienti affetti da diabete di tipo 1? Ecco il punto di vista del Dr Citro, responsabile dell’UOSD Diabetologia-Endocrinologia dell’ASP, di Angela Possidente, presidente Associazione di Genitori e di Giovani Diabetici della Basilicata, e Nadia Errichetti, mamma di una bambina diabetica di 10 anni e mezzo (quinta elementare).

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