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Giovedì 22 settembre presso la fumetteria Comicstore di Potenza, dalle 19.00 in poi, il fumettista Rosario Raho presenta Nick Raider (personaggio del quale è disegnatore e copertinista).

Dopo Martin Mystère, Nathan Never e Diabolik, un altro importante traguardo raggiunto dal bravissimo e sempre più apprezzato disegnatore potentino.

In omaggio per i primi acquirenti dell’albo e fino a esaurimento scorte la stampa numerata e autografata da Rosario Raho su carta tintoretto ad alta grammatura del disegno di copertina del sesto numero della serie!

-         L’albo

Il misterioso nemico di Nick attacca direttamente il distretto e il giudice Goodwill contemporaneamente finisce nel mirino come prossima vittima. Con l'aiuto di Marvin, la nuova squadra parte al contrattacco decisa a chiudere i conti.

-         Rosario Raho

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È nato e vive a Potenza. Disegna da quando era bambino, ha appreso la tecnica fumettistica da autodidatta aiutandosi con manuali e studiando i propri autori di riferimento: Quesada, Lee, Cho, Serpieri, Hughes, Bermejo. Ha intrapreso la carriera professionale di disegnatore dopo essersi laureato in Geologia e aver sentito di desiderare “altro”. Dopo aver lavorato, tra l’altro, alla serie The Secret, ideata e sceneggiata dal diaboliko Giuseppe Di Bernardo, nel 2013 entra in casa Bonelli e disegna Nathan Never, Agenzia Alfa e Martin Mystère, mentre per Nick Raider, oltre a disegnare l'albo più importante della serie, illustra tutte le copertine e cura lo studio dei personaggi. Ha lavorato anche su un'altra delle serie più iconiche del fumetto italiano, Diabolik.

-         Chi è Nick Raider?

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Creato nel 1988 da Claudio Nizzi, Nick Raider è protagonista di avventure poliziesche dalle atmosfere crude e realistiche. Nick e il suo partner Marvin Brown trovano spesso collaborazione nell'intera squadra del Distretto Centrale di Manhattan. Le storie si svolgono infatti prevalentemente a New York, dove Nick Raider e i suoi colleghi sono impegnati in una costante lotta contro le più mutevoli forme di criminalità. Mafiosi, ladri, serial killer, terroristi, ma anche sette segrete, trafficanti di droga e semplici assassini per passione.


Nick Raider non è un «giustiziere» né un poliziotto violento che sottopone a maltrattamenti gli indiziati per carpire loro una confessione. Si muove nell'ambito della legge e nel rispetto della persona, di qualsiasi persona, qualunque sia lo stato sociale cui appartiene.

Italoamericano di terza generazione, dopo una gioventù ribelle ha scelto di entrare nella polizia per un incoercibile bisogno di schierarsi dalla parte della legge e per riscattare la memoria del padre, lui pure poliziotto ma uscito sconfitto dalla vita. La sua concezione del mestiere di agente investigativo è totalmente idealistica. Sereno e ottimista di fondo, ha conflitti di coscienza o cedimenti come ogni altro essere umano, dai quali riesce a tirarsi fuori facendo appello alla sua forza di carattere e a un superiore senso della propria missione. Intransigente e incorruttibile, ha spesso duri contrasti con i suoi superiori, e questo spiega perché, nonostante i molti successi ottenuti nelle sue indagini, rimanga un semplice agente investigativo.

Fisicamente prestante, veste in maniera sportiva, così da muoversi in maniera agile e scattante. Guida una Pontiac Firebird (targata NYC 777) con la quale si lancia in spericolati inseguimenti, e come arma usa la Colt 38 Special che porta infilata nella cintura. Trova piena realizzazione di se stesso nello straordinario senso di amicizia che lo lega ai suoi compagni di squadra, per i quali sarebbe disposto a dare la vita.


In Nick Raider, il realismo delle storie non viene mai tradito. La serie è estremamente rigorosa sul piano dei soggetti e delle sceneggiature. La psicologia dei personaggi (buoni e cattivi) risponde a precisi criteri realistici. In ogni albo, lo scioglimento del caso avviene sempre in maniera logica e convincente.

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MARSICO NUOVO (PZ), 31 AGOSTO 2022- Originaria di Fidenza (Parma), è stata la cantautrice Glomarì, dalla splendida voce di seta e dal look simpaticamente naif, a trionfare nella terza edizione del “Premio Georges Brassens – Città di Marsico Nuovo”.

La kermesse dedicata al cantautore francese più conosciuto al mondo –che vantava nonni materni originari proprio del borgo lucano- è ormai un appuntamento imprescindibile dell’estate canora lucana, e sta rivelandosi sempre più una calamita irresistibile per artisti e band provenienti da tutta Italia, desiderosi di cimentarsi con la formula del Premio: una cover di Brassens più un brano originale. E col suo pezzo in francese “Neige mouillè”, Glomarì ha definitivamente conquistato la giuria, che ha poi assegnato il secondo posto al giovanissimo artista lucano Alberto Giovinazzo (di San Chirico Raparo) -che si è esibito con una canzone dal sapore satirico, “Pastori di greggio”- e il terzo podio alla toscana Nudda, proveniente da Follonica.

In generale il livello qualitativo dei protagonisti della gara (fra i quali artisti lucani, siciliani, romani, toscani e piemontesi) è parso piuttosto alto, anche in virtù di un ventaglio di stili assai variegato (dal folk al cabaret, dalla world music al pop contemporaneo).

Ospiti d’onore della serata, il noto cantautore lucano Raffaele Tedesco (veterano della manifestazione), lo storico collaboratore di Claudio Lolli (nonché apprezzato traduttore di Brassens stesso), Paolo Capodacqua, e Giovanni Caccamo -“padrino” della manifestazione di quest’anno- giovane e ormai affermato talento del proscenio nazionale, scoperto da Franco Battiato.

 

«A me di Brassens arriva sicuramente una ricerca e una leggerezza –ha spiegato lo stesso Caccamo- ma una leggerezza per così dire “consapevole”: essere consciamente a contatto con la quotidianità e non “lasciarsi vivere”; ricordarci cioè di vivere da protagonisti. Una sorta di “memento mori” ribaltato».

L’evento, organizzato come sempre dall’Associazione Brassens di Marsico Nuovo (presieduta da Remo Stilo), col patrocinio del comune della Val D’Agri, tornerà dunque l’anno prossimo, come confermato sul palco anche dal sindaco Macchia.

 

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IMG_20220830_163635.jpgMESSINA- Quello di domani 1 settembre sarà un evento unico nel suo genere a Pace del Mela nel messinese in piazza Maria Santissima della Visitazione si esibiranno in concerto. A partire dalle 21:00 l’ukulele e le percussioni lucane più celebri in Italia omaggeranno in una veste insolita i colori e le forme del pittore francese Paul Gauguin. Un post impressionismo melodico e ritmico che si fonderà con i sapori autentici della Sicilia, l’arte espressa in tutte le sue forme, in un percorso sensoriale mirato ad allietare i sensi attraverso l’anima. Danilo Vignola e Giò Didonna, molto conosciuti in Sicilia grazie ai precedenti tour, hanno tenuto prestigiosi concerti nei principali music club e festival di tutta la regione, sono i più attesi di questo programma concertistico che prevede sul palco le più grandi eccellenze nazionali della musica d’avanguardia. Chef siciliani della prestigiosa impresa messinese ArteLievito allieteranno con la premiata cucina di alto livello le tante prenotazioniconfermate per il concerto del primo settembre. Dunque un evento di prestigio nazionale, ancora una volta, affida il suo palcoscenico alla musica di Danilo Vignola e Giò Didonna, che tornano in tour internazionale (in programma America e Giappone, 2023) con il rinnovato spettacolo “Tribal World Fusion” dopo un periodo di riposo artistico

A due anni dalla scomparsa del grande compositore, direttore d’orchestra e arrangiatore, il Polo Bibliotecario di Potenza dedica a Ennio Morricone un incontro a più voci innescato dalla presentazione del libro di Marco Ranaldi Suono comunicante. La musica immaginata di Ennio Morricone (Officina di Hank, 2021).

 

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L’iniziativa, inserita inizialmente nel programma della Festa della Musica 2022 (l’evento promosso da Ministero della Cultura, SIAE, AIPFM e Rappresentanza in Italia della Commissione europea, che si è svolto in tutta Italia il 21 giugno) e poi rimandata, si svolgerà giovedì 7 luglio alle ore 17:00 presso la Sala conferenze del Polo Bibliotecario di Potenza in via Don Minozzi.

Il programma prevede i saluti di Luigi Catalani, Direttore della Biblioteca nazionale di Potenza, e gli interventi, coordinati da Massimo Brancati, di Massimiliano Bonomo, Walter De Stradis, Antonello Faretta, Maura Locantore, Michele Perrone e don Vito Telesca, che approfondiranno diversi aspetti legati alla figura e all’arte di Morricone, intrecciandola con la storia del cinema ma anche con gli aspetti della sua vita sociale e culturale.

L’autore

Marco Ranaldi è musicista, musicologo e psicologo. Si occupa di critica e di ricerca storica nel campo della musica. Ha al suo attivo numerose pubblicazioni, saggi e diverse interviste allo stesso Ennio Morricone. Collabora con diverse testate giornalistiche nazionali.

Ennio Morricone non è stato solo un compositore ma un convinto “comunicatore della musica”. Usando l’immagine filmica nel corso della carriera è riuscito a cambiare il modo d’intendere la musica per film. Ha insegnato agli americani come creare score usando un linguaggio non standardizzato; ha creato partiture immortali. E non è solo per una questione di essere un melodista intelligente. La forza di Morricone sta proprio nell’essere stato contemporaneo dei suoi tempi, sia da un punto di vista sociale che compositivo. Ha creato con Sergio Leone una nuova dinamica tra il cinema e la musica, rivoluzionando il linguaggio musicale. Ennio Morricone è stato futuribile e con la sua ricerca di sonorità rarefatte ha creato uno stile inconfondibile. Narrare Morricone significa narrare una parte importante della società italiana e dei grandi cambiamenti culturali a cui ha contribuito da protagonista con la musica e la sua forza comunicante.

 

 

 

 

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Il cartoonist Angelo Stano è conosciuto soprattutto come disegnatore e copertinista di lungo corso per il fumetto horror italiano per eccellenza, “Dylan Dog” (di cui nel 1986 ha realizzato lo storico numero uno «L’Alba dei Morti Viventi»), edito da Sergio Bonelli Editore; tuttavia il suo ultimo volume, “Giallo a Matera e altre storie”, uscito qualche mese fa per Allagalla, come facilmente intuibile, ha molto a che fare con la Città dei Sassi.

«Si tratta –ci ha spiegato lo stesso Stano presso lo stand dell’editore, presente al ComiCon, il Salone Internazionale del Fumetto e del Gioco, tenutosi dal 22 al 25 aprile scorso a Napoli- di una raccolta di storie che ho realizzato per “Corrier Boy” dal 1980 e il 1983; e l’episodio che dà il titolo al libro, “Giallo a Matera”, mi è particolarmente caro perché in quei luoghi ci sono stato da bambino (io sono originario della vicina Santeramo in Colle, e per me la Città dei Sassi era più vicina di Bari) e ricordo che m’impressionarono molto. Lo reputai subito uno scenario per delle avventure, insomma, e me ne ricordai più tardi quando mi fu chiesto di scrivere qualcosa, data l’assoluta peculiarità del posto ».

Non suoni banale, per chi oggi è abituato alla frequentatissima Matera “del cinema”: «Allora era una città in abbandono, e si riteneva che i Sassi fossero qualcosa di cui sbarazzarsi, alla volta di case e rioni dotati di servizi. Ancora non si teneva in considerazione del fatto che la Città VIVE anche della sua storia; con il tempo si è per fortuna capito –e la direzione di recupero intrapresa è stata senz’altro la più giusta da fare- che abbandonare avrebbe significato rinunciare a un patrimonio culturale importantissimo».

A una trentina d’anni di distanza dall’uscita di quella storia a fumetti, Matera è stata dunque protagonista di un vero e proprio boom, culturale, turistico e cinematografico.

«Quando sono tornato per me è stata una sorpresa enorme vedere quanto stava accadendo in città, perché me la ricordavo così poco curata. I film, quello di Mel Gibson prima e di James Bond poi, hanno contribuito a questa esplosione. L’errore da non commettere, adesso, è che Matera diventi un museo, come accaduto alla città di Venezia, che è diventata un pretesto per vendere le “gondolette” agli Americani; ecco, non vorrei accadesse la stessa cosa con i “cucù” materani. C’è infatti molto di più, le chiese rupestri, una storia davvero importante… che fa parte della storia italiana, non solo lucana».

Le caverne e i Sassi, potrebbero rivelarsi adatti a una storia horror, magari in stile “Dylan Dog”?

«Si sarebbe anche potuta fare e in realtà “Giallo a Matera”, essendo un thriller, qualche elemento ce l’aveva pure, ma il Corrier Boy all’epoca non aveva in progetto di fare storie troppo complicate».

(Wal. De S.)

 

 

 

 

 

notterenanera.jpgPersonaggi diversi tra loro, storie che si sfiorano senza mai intrecciarsi, tutto in una notte, la più lunga dell’anno, quella del solstizio d’inverno. È la trama del film uscito la scorsa settimana in 200 sale d’Italia, e interamente girato in una Potenza spettrale in piena zona rossa. Sabato scorso, la prima al Cineteatro Don Bosco, con il regista, i produttori, il cast e la presenza dei Renanera, che hanno composto le musiche del film.

Non tornavo a Potenza da quando abbiamo finito le riprese, è stato bello attraversare ancora il ponte Musmeci, come se non fosse cambiato nulla”, ha affermato Simone Aleandri, il regista de “La notte più lunga dell’anno. “Abbiamo affrontato tante sfide, il progetto era ambizioso, la città non era mai stata rappresentata cinematograficamente e nascondeva delle insidie, avendo scelto di girare completamente di notte. Ero però rimasto affascinato da questa città di architetture particolari, verticalità dei palazzoni che quasi la nascondono a se stessa, saliscendi faticosi. Sembrava esserci un perimetro narrativo che ne attraversava uno esistenziale dei personaggi che volevo raccontare. Protagonisti nel pieno delle loro crisi, che guardandosi dentro, hanno la possibilità di prendere maggiore coscienza di loro stessi e guardare all’alba con occhi diversi”.

Alla presentazione, a cui hanno preso parte l’Amministrazione comunale, esponenti della Regione Basilicata, il Presidente della Provincia di Potenza Rocco Guarino, l’amministratore della BCC Basilicata Giorgio Costantino, nonchéil Sindaco del capoluogo, Mario Guarente: “Potenza, così ci hanno riferito i produttori, si presta bene dal punto di vista cinematografico, perché consente di girare tante scene per la sua verticalità, questo ci riempie di orgoglio. All’interno della Lucana Film Commission, stiamo lavorando a un più ampio progetto che vede coinvolti anche il sindaco di Matera e i presidenti delle due Province, per rendere la Basilicata un hub cinematografico. È una sfida ambiziosa che abbiamo messo già in campo e che proveremo a realizzare grazie alle fondamentali risorse del PNRR, che ci permetteranno di fare investimenti importanti anche nella post produzione”.

A precedere la proiezione del film, una parentesi musicale a cura dei Renanera, che hanno tradotto in musica le fragilità e le complessità dei personaggi che attraversano la lunga notte potentina. Ad Antonio Deodati e Unaderosa abbiamo chiesto ha significato essere parte integrante del film, lavorare come coppia artistica oltre che nella vita reale: “È la nostra prima esperienza in cui abbiamo dovuto calibrare la musica per ogni scena che il regista ha immaginato. Abbiamo avuto il privilegio di leggere prima la sceneggiatura, il film ce lo siamo un po’ immaginato e possiamo dire di sentirci particolarmente coinvolti soprattutto come persone. Siamo due menti, e la nostra alchimia ci fa trovare sempre le migliori soluzioni, se fossimo a senso unico non ci sarebbe nemmeno obiettività, l’oggettività nasce dalla nostra dialettica, dal parlare e confrontarsi. Questo lavoro è come se ci avesse fatto tornare a noi stessi, alle nostre origini, come una boccata d’aria. Grazie alla sapiente guida di Simone Aleandri, abbiamo riscoperto cose di noi stessi che avevamo accantonato. Questo sembra un film delle prime volte, ma in realtà dietro ci sono tante competenze che tutti noi abbiamo raggiunto con tanto lavoro negli anni”.

Antonella Sabia

 

 

 

 

 

 

Immaginemiamartini.jpgCon il titolo “L’ultimo tour” esce il prossimo 14 gennaio il nuovo disco live di Mia Martini, prodotto dalla Suoni del Sud e pubblicato dalla BTF.

Un interessante progetto discografico nato dalle registrazioni effettuate durante le prove generali dell’ultimo tour di Mia Martini, risalente alla primavera del 1995, che la vide affiancata al cantautore - oltreché uno dei suoi più amati autori - Mimmo Cavallo. Ad accompagnare entrambi c'era lo storico gruppo di musicisti di Cavallo, formato da Mario Rosini, Egidio Maggio, IosephCulic, Walter Di Stefano, Marcello Ingrosso (con l’aggiunta del compianto Gino Sannoner).

La tracklist contiene sia le pietre miliari della Martini che i brani dell’ultimo album “La musica che mi gira intorno” uscito nel ’94. Non mancano quindi evergreen come "Almeno tu nell'universo" e "Non finisce mica il cielo", mescolate alle sue ultime struggenti interpretazioni tra cui "Stella di mare" di Lucio Dalla e "Dillo alla luna" di Vasco Rossi. Degna di nota è poi la massiccia presenza autoriale - nonché vocale - di Mimmo Cavallo, ravvisabile dalla presenza di quattro suoi brani ("Viva l'amore" su tutti).

A ideare il progetto è stato Franco Canuto, storico estimatore e collezionista della Martini - tra l’altro già fautore di suoi due dischi live di successo, ovvero "Il concerto” del 2007 e “Altro che cielo” del 2010 -, che ha voluto affidare la produzione artistica e i missaggi a Davide Matrisciano (cantautore, compositore, arrangiatore e produttore napoletano); ad occuparsi della supervisione finale è stato il noto autore Maurizio Piccoli, mentre del mastering Enzo Rizzo.

Il disco è stato prodotto da Peppe Ponti con la sua Suoni del Sud (etichetta di riferimento della scena musicale napoletana che annovera nel suo catalogo album prestigiosi di Rino Zurzolo, Roberto De Simone e Tony Esposito, per citarne solo alcuni) spinto innanzitutto dall’enorme e vecchia stima verso Mia Martini, con la quale collaborò in veste di road manager tra la fine degli anni ’80 e i primi anni ’90. Ad avallare il progetto, pubblicandolo e distribuendolo, è la BTF, storica etichetta di respiro internazionale, nata all'inizio degli anni '90.

 

 

 

 

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Frankenstein, Dracula, Tarzan, James Bond: sono tutti personaggi ormai cristallizzati nell’immaginario e nel linguaggio collettivo, spopolando da decenni in tv e al cinema: ma quanti di noi hanno DAVVERO letto i romanzi che li hanno originati? Quali sono le DIFFERENZE rispetto alle loro versioni del piccolo e grande schermo? Cosa rappresentavano questi ARCHETIPI narrativi all’epoca della loro nascita e cosa possono rappresentare OGGI?

Sono interrogativi ai quali si tenterà di dare una risposta, o perlomeno se ne discuterà, a partire da venerdì 21 gennaio prossimo, ore 18, presso la libreria “SognaLibro”, sita in via Angilla Vecchia a Potenza.

Il giornalista e scrittore Walter De Stradis racconterà le origini letterarie dei miti fondanti della cultura immaginifica contemporanea, le confronterà con le innumerevoli riduzioni cinematografiche e televisive, analizzerà imitazioni ed “apocrifi” e racconterà aneddoti e retroscena.

Gli incontri, cadenzati settimanalmente, saranno seguiti da Lucania.Tv.

L'ingresso è GRATUITO

Si richiede prenotazione obbligatoria per rispettare tutte le norme Covid.

Info:Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

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SALERNO- mercoledì 14 luglio Bruno Giustiniani apre le porte della sua prestigiosa Villa Giustiniani che rappresenta uno dei fulcri più importanti per la cultura campana all’eccellenza artistica lucana. Una serata esclusiva nella quale si fonderanno note artistiche e musicali di Danilo Vignola transitando per graffianti e spirituali avanguardie del nostro tempo. All’evento non mancheranno istituzioni politiche e religiose, fra cui il vescovo che avranno modo d’ammirare, oltre il live acustico, le preziose tele di Bruno Giustiniani, recentemente pluri premiato in certami nazionali ed in eventi quali la Biennale di Venezia. Perché quella dell’ex primario e chirurgo esteta, è una passione che costantemente rinnova il figurativo dell’olio su tela, celebri le ultime sue opere, quali San Matteo, in onore del Patrono salernitano, l’Ultima Cena nel Cenacolo di Cristo e la recentissima Apocalisse, supportata da una doviziosa pubblicazione su Fatima, ponendo in correlazione profezie e mistero. Dunque l’attività concertistica del celebre duo lucano riparte dai posti dell’eccellenza artistico culturale campana come villa Giustiniani che in passato ha ospitato molti intellettuali nazionali da Sgarbi a De Crescenzo a Walter Pasini… quest’anno toccherà al poliedrico intellettuale Vignola insieme alle percussioni di Giò Didonna in vista del tour mondiale che partirà ad ottobre dall’isola di Wight in Inghilterra per poi approdare a Tokyo e Los Angeles , dove Danilo Vignola sarà in cima al cartellone, come sempre, fra i musicisti più importanti al mondo nei vari festival internazionali di Ukulele.

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Esce per Tempesta Editore Napule’sPower di Renato Marengo, il volume che sancisce definitivamente il racconto del nascere e dello svilupparsi di un movimento musicale – lungo i decenni e attraverso i molteplici generi – che, con i nuovi suoni del rock, dell’etno e del pop, ha riportato la musica di Napoli in Italia e nel mondo, con tutto il suo carico di tradizione, cultura, passione e ritmo, rinnovandola. Il libro ha la prestigiosa prefazione di Renzo Crestied è curato da Paolo Zefferi e gode del Patrocinio di Comune di Napoli Assessorato ai Giovani, Siae, Nuovo Imaie, Festa della Musica, Mei e Audiocoop e Osservatorio Giovani dell’Università Federico II.

Era il 1971 quando per la prima volta Renato Marengo pensò di usare la definizione Napule’sPower per aggregare e guidare la vita musicale partenopea. Erano gli anni del Black Power, il ’68 non era passato poi da molto tempo e proprio allora stava prendendo l’avvio una grande onda che, alla fine, ha coinvolto musicisti legati alla ricerca colta e popolare, artisti folk, musicisti dal curriculum internazionale, giovani appassionati di rock’n’roll ed artisti visionari. Artisti che conoscevano le proprie radici, che avevano ben presente le loro tradizioni, ma con uno sguardo al futuro e con una precisa volontà di cambiamento: artistico, personale, politico. Musicisti usciti dal conservatorio di San Pietro a Maiella o cresciuti all’Università della strada. Musicisti che da ragazzini ascoltavano, e assimilavano, i suoni che riecheggiavano al porto subito dopo la guerra: le canzoni americane, il jazz, il rock’n’roll, scambiandosi note con altri musicisti che ogni sera scendevano dalle gigantesche portaerei della Nato a caccia di whisky, di musica e “signurine”. Musicisti arrivati al successo negli anni ’70 e ’80 e poi diventati il punto di riferimento delle nuove generazioni, della Napoli anni ’90, prima, della nuova onda legata al rap, dopo, e oggi ancora di tutte le grandi novità che animano la città. Tutti, in comune, hanno avuto l’opportunità di vivere in una città come Napoli: crocevia di civiltà, luogo di incontro tra persone diverse, punto di snodo di contaminazioni, fucina di grandi idee, serbatoio della grande tradizione della canzone e luogo che per definizione è una fucina di creatività. La storia, raccontata da Renato Marengo, testimone e protagonista con i musicisti che diedero vita al movimento, parte nel ’71 e arriva fino ad oggi, in un percorso in cui i ricordi, le riflessioni, i riferimenti culturali, storici e politici vanno insieme alla storia musicale, alle canzoni, ai dischi, ai concerti. Insomma questo libro racconta, anche con episodi e aneddoti piacevoli e inediti, come un gruppo di musicisti straordinari sia riuscito a creare un vero e proprio movimento. E come questo movimento, il Napule’sPower, sia diventato e sia ancora oggi patrimonio non solo di Napoli, ma di tutta Italia. Il movimento quest’anno con questo libro festeggia i suoi 50.

Gli artisti

Protagonisti della storia, molti dei quali prodotti da Renato Marengo, sono: The Showmen, Renato Carosone, Nuova Compagnia di Canto Popolare, Roberto De Simone, Osanna, James Senese e Napoli Centrale, Alan Sorrenti, Edoardo Bennato, Tony Esposito, Pino Daniele, Tullio De Piscopo, Enzo Gragnaniello, Teresa De Sio, Enzo Avitabile, Franco Del Prete, Lina Sastri, Jenny Sorrenti e i Saint Just, Patrizio Trampetti, Peppe Servillo e Avion Travel, Concetta Barra, Pietra Montecorvino, Eugenio Bennato, Carlo D’Angiò, Musicanova, Armando Piazza, Luciano Cilio, Mario Schiano, Daniele Sepe, Alberto Pizzo, Ciccio Merolla, , 99 Posse, Almamegretta, Raiz, Clementino, Rocco Hunt, A 67 E ancora Antonio Infantino, Patrizia Lopez, Shawn Phillips, Tony Walmsley, Mark Harris, Paul Buckmaster ed altri.

Intenso il capitolo sul lucano Antonio Infantino, che l’autore fa rientrare nel novero del Napule’s Power nella sua accezione più estesa e che a detta dello stesso Marengo è: «forse l’esponente più importante di quel settore della musica popolare, profondamente impegnato –tra gli anni ’60 e ’70– nella denuncia sociale, che rivendica la lotta di classe come strumento di emancipazione della classe operaia e contadina».

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