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Dopo un’estate particolarmente “turbolenta”, ne parleremo con esperti e operatori. Il parere dell’insegnante e del sacerdotegiovanipz.jpg

 

 

 

IL PARERE DELL'INSEGNANTE: PINA SABIA

d: È arrivata alla fine del suo percorso come insegnante: cosa può dire dei giovanissimi di oggi?

r: Quello giovanile è un mondo molto variegato per cui non si può assolutamente generalizzare. Sulla base della mia esperienza di insegnante tuttavia devo dire che negli ultimi anni, in ambito scolastico, molto spesso ho avuto modo di rapportarmi con ragazzi sicuramente aperti, disponibili, generosi, ma con diverse fragilità; ragazzi, insomma, che se non opportunamente guidati rischiano di deviare, isolarsi e stare male.

d: Quali differenze ha rilevato rispetto al passato?

r: Il progresso tecnologico, la globalizzazione, i cambiamenti nella coppia e nella famiglia, le rappresentazioni della sessualità, i media e internet hanno non solo fortemente influenzato, ma anche, in qualche modo, uniformato il modo di pensare e comportarsi dei nostri ragazzi. Oggi essi curano molto i rapporti sociali; interagiscono tra di loro, grazie ai social; seguono con passione la musica, il ballo, lo sport, che rappresentano forti momenti di aggregazione; godono, inoltre, di maggiore libertà rispetto al passato. Per quanto riguarda la scala valoriale certamente non è marcata e condivisa come quella dei giovani del passato (la patria, la famiglia, il lavoro, l’ideale politico e la religione) ma è piuttosto soggettiva e spazia dalla famiglia, alla verità, alla sincerità, alla giustizia, alla lealtà, alla solidarietà, al rispetto, alla fede. In ogni caso più che a una perdita di valori, come solitamente si afferma, dobbiamo pensare che al momento ci sia una sorta di temporaneo disorientamento.

d: Quali sono le cause dei comportamenti devianti a cui oggi assistiamo di frequente, a scuola, nei social, e più in generale nei rapporti?

r: Le cause possono essere diverse, ma certamente la fragilità di molti giovani deriva dalla mancanza, in famiglia e/o fuori da essa, di solide figure di riferimento, capaci di guidarli nella costruzione della loro vita orientandoli a stabilire valori prioritari e a compiere scelte consapevoli.

IL PARERE DEL PARROCO: DON MIMMO FLORIO (consulente spirituale CSI di Potenza)

d: Dalla chiesa, dall'ambito sportivo, è spesso a contatto con i giovani, cosa sta succedendo ai ragazzi di oggi?

r: Il mio pensiero è che i giovani di questa epoca, mi dispiace dirlo, forse non hanno dei punti di riferimento importanti. Chiaramente non tutti, parliamo nello specifico di quei ragazzi che tante volte vedo abbandonati a se stessi, magari davanti ad un bar, bevendo qualche birra e alcolici, chiacchierando tra di loro. Hanno perso sicuramente il riferimento della chiesa, non li vediamo più, i banchi sono quasi sempre vuoti di giovani. E forse anche il riferimento della famiglia, penso che ci sia pochissimo dialogo con i genitori, è venuta a mancare la figura del genitore che fa comprendere al figlio quali sono i valori. Mi chiedo spesso se questi ragazzi si pongono il dubbio del valore della vita.

d: Una differenza effettiva rispetto a 10/15 anni fa quindi si avverte?

r: Per me assolutamente sì, più di 20 anni fa quando ero parroco a San Gerardo e gli adolescenti di allora uscivano quasi solo il sabato, e alcuni alle 21 già dovevano rientrare. Oggi vedo ragazzini di 14-15 anni che sono in giro ben oltre la mezzanotte. Sicuramente c’è stata una rivolta generazionale, forse le famiglie di oggi sono più leggere e permissive, magari prese da mille impegni. Da non sottovalutare poi il numero di coppie separate o divorziate che spesso sono in conflitto tra loro, quindi a volte il ragazzo non sa se dipendere dalla madre o dal padre, soprattutto quando manca il dialogo stesso tra le due figure genitoriali.

d: Lei vive in Centro, ha mai avuto modo di confrontarsi con alcuni di loro?

r: Devo ammettere che forse anche io ho parlato poco con i giovani, è un mio cruccio, molto spesso siamo presi da tanta burocrazia, la parrocchia ti assorbe. Questi giovani vanno ascoltati innanzitutto, perché sicuramente c’è qualcosa che non va, spesso diventa più facile parlare con un estraneo piuttosto che con i genitori. È successo che qualche mamma mi ha confessato di lasciare più liberi i figli, dopo questi due anni di pandemia che hanno trascorso sempre in casa: sicuramente giusto, però la libertà poi non deve sfociare in atti di vandalismo. A questi giovani vorrei rivolgere una domanda: a voi interessa Dio, parlare di Dio? C’è una parte che è presente e partecipa alle funzioni, ma sono consapevole che la maggior parte dei ragazzi li abbiamo persi, si sono allontanati dalla Chiesa.

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di Antonella Sabia

 

 

 

 

“Sono cambiati i tempi, non ci sono più i giovani di una volta!” Alzi la mano chi non ha mai sentito proferire queste parole. Un luogo comune, quasi certamente, che unisce donne e uomini cresciuti in un’altra epoca. Soprattutto quando accadono fatti gravissimi, come quelli a cui si è assistito (in Centro e non solo) durante le serate estive: ragazzini troppo speso ubriachi, risse, bottiglie spaccate, dehor divelti. Zero valori e pochi punti di riferimento, si dice di questi ragazzi, ma quali sono questi valori che spiccavano in passato e ora sembrano persi? È la società che li ha fatti smarrire, sentire soli? In quale parte, gli adulti possono essere corresponsabili di questo cambio generazionale? Ci siamo confrontati con una psicologa, Costanza Galante, un’insegnante, Pina Sabia, e un parroco, Don Mimmo Florio, per avere tre punti di vista differenti sul tema.

IL PARERE DELLA PSICOLOGA: COSTANZA GALANTE

d: Cosa sta succedendo ai giovani di oggi? Si può parlare di cause scatenanti?

r: Alcuni dei principali effetti collaterali della pandemia e del conseguente stato di isolamento in cui ci siamo ritrovati lo scorso anno, sono stati l’incremento del disagio giovanile e in particolare l’aumento dell’aggressività in giovani e giovanissimi. In questo periodo sono aumentate le problematiche legate ai disturbi del sonno e ai problemi alimentari. I ragazzi, che in genere vivono la gioventù come uno stato di grazia e spensieratezza, per la prima volta sono stati invasi dall’ansia, accompagnata da una sensazione di impotenza e frustrazione. Un vissuto che in molti casi è sfociato in aggressività verso sé stessi, verso i genitori oppure, come in questo caso, verso l’ambiente esterno che ci circonda. Alla rabbia e all’aggressività verbale ampiamente riscontrata sia nelle interazioni reali che nel mondo virtuale, come i social network, si sono affiancati disturbi psicosomatici, una diminuzione dell’autostima e un perenne stato di apatia e tristezza.

d: Come si possono aiutare questi ragazzi? In generale, accettano l’aiuto dei professionisti?

r: Il primo step necessario è quello della prevenzione, per rendere i ragazzi più consapevoli del proprio mondo interiore e quindi anche consci di eventuali difficoltà. Insegnare ai giovani ad ascoltarsi e a cogliere i segnali di un eventuale disagio li sprona a chiedere aiuto e a non chiudersi a riccio in sé stessi. Un ulteriore passo è quello di apprendere e far apprendere la resilienza: aiutare i giovani ad adottare strategie di coping adeguate per affrontare le difficoltà in modo adattivo, flessibile, senza abbandonare i propri sogni e le proprie ambizioni.

d: Spesso si parla anche di depressione, ansia, che affligge i giovani oggi. È un fenomeno verificato? Succede oggi più che in passato?

r: Possiamo affermare senza esitazione che l’emergenza sanitaria ha messo a dura prova tutti, soprattutto i giovani, in fase di formazione della propria personalità e di costruzione del proprio futuro per ritagliarsi un posto nel mondo. Da un giorno all’altro il loro orizzonte pieno di opportunità è stato mutato in un tempo sospeso, di perenne attesa. La quotidianità è cambiata irrimediabilmente e così anche la motivazione a fare progetti, fissare obiettivi e pianificare il futuro. L’assenza di obiettivi e di motivazione è una delle caratteristiche tipiche della depressione, ma non ne farei un discorso generalizzato. Abbiamo vissuto un’emergenza non solo sanitaria, ma anche sociale, culturale, psicologica. Non eravamo pronti a reagire nella misura più adeguata, dunque una sensazione di stanchezza e infelicità è comprensibile, bisogna trovare il modo di essere resilienti e di trasmettere ai ragazzi le giuste strategie di coping per fronteggiare le difficoltà e riappropriarsi del proprio benessere psicologico e della propria vita.

L'indagine continua sul prossimo numero con gli altri interventi previsti.

 

 

 

 

 

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“Gli ultimi dati Inail sugli infortuni sul lavoro mettono in evidenza due aspetti fondamentali: la necessità di rafforzare i controlli nei luoghi di lavoro incrementando il personale e come l’obbligo vaccinale nel settore sanitario abbia ridotto gli episodi di infortunio”. È quanto afferma il segretario generale Cgil Basilicata Angelo Summa.

Le denunce di infortunio sul lavoro presentate all'Inail tra gennaio e luglio sono state 312.762 (+8,3% rispetto allo stesso periodo del 2020), 677 delle quali riferite a eventi mortali (-5,4%). In aumento le malattie di origine professionale denunciate, che sono state 33.865 (+34,4%). Lo comunica l'Istituto nei suoi Open data, precisando che il confronto tra i primi sette mesi del 2020 e del 2021 “richiede molta prudenza ed è da ritenersi ancora poco significativo a causa della pandemia che nel 2020 ha provocato, soprattutto per gli infortuni mortali, una manifesta tardività nella denuncia, anomala ma rilevantissima, generalizzata in tutti i mesi ma amplificata soprattutto a marzo 2020, mese di inizio pandemia, che ne inficia la comparazione con il 2021”. Il numero degli infortuni sul lavoro denunciati è aumentato del 6,4% nella gestione Industria e servizi (dai 249.499 casi del 2020 ai 265.499 del 2021), del 4,4% in Agricoltura (da 14.797 a 15.450) e del 29,4% nel Conto Stato (da 24.577 a 31.813).

In controtendenza rispetto all'aumento in tutti i settori produttivi è quello della sanità e assistenza sociale: nei primi sette mesi di quest'anno presenta una riduzione del 34,4% degli infortuni sul

lavoro rispetto allo stesso periodo del 2020 (sintesi di un +163% del primo bimestre, di un -67% del periodo marzo-giugno e di un +3% a luglio) pur distinguendosi ancora per numerosità di eventi.

“Quest’ultimo aspetto – conclude Summa – è da leggersi in termini di obbligatorietà al vaccino per gli operatori sanitari e che, ribadiamo, riteniamo debba essere esteso a tutti a tutela dei lavoratori e delle lavoratrici, senza lasciare le imprese a decidere in modo unilaterale della salute dei lavoratori introducendo obblighi e sanzioni. Se si vuole garantire il diritto alla salute e il diritto al lavoro - conclude Summa - l’unica soluzione è l’obbligo vaccinale e la gratuità dei tamponi".

 

 

Nella veste di presidente del Coordinamento Commissioni e Osservatori sul contrasto della criminalità organizzata ha incontrato il Ministro Gelmini, partecipato alla Plenaria della Conferenza dei presidenti ed è stato audito dalla Commissione bicamerale antimafiaCicala_e_Gelmini.jpg

 

 

 

“La sinergia tra Istituzioni è un elemento fondamentale per mettere in campo azioni efficaci per lo sviluppo di una cultura della legalità, elemento essenziale per la crescita dell’Italia”.

Partendo da questo assunto il Presidente del Consiglio regionale della Basilicata, nella veste di Presidente del Coordinamento delle Commissioni e Osservatori sul contrasto della criminalità organizzata e la promozione della legalità è a Roma in questi giorni per partecipare ad una serie di incontri su temi decisivi che l'Italia affronta da nord a sud, per realizzare un confronto utile a mettere in campo le strategie più adatte contro i fenomeni malavitosi.

Lunedìscorso Cicala ha preso parte alla Assemblea plenaria della Conferenza dei Presidenti delle Assemblee legislative delle Regioni e delle Province autonome in vista dell’incontro con il Ministro per gli Affari regionali e le Autonomie, Mariastella Gelmini, per presentare le attività del Coordinamento delle Commissioni e Osservatori Regionali per il Contrasto alla Criminalità Organizzata e la Promozione della Legalità e “ribadire l’importanza della formazione a partire dalle scuole primarie sino alle università perché solo con una vera educazione alla legalità è possibile aumentare il senso civico”.

“La mafia – dice Cicala - ha paura del coraggio e del cambio di cultura soprattutto dei giovani di questo nostro Paese. Gli insegnamenti dei giudici Falcone e Borsellino, di chi come loro haperso la vita nella lotta alle mafie, di coloro che sono impegnati in prima linea ogni giorno nel contrasto alla criminalità, di chi non ha paura di denunciare perché crede nelle Istituzioni, sono la testimonianza importante dei valori di quella società sana che non si arrende dinanzi alla criminalità organizzata.

Dal primo giorno del mio mandato, l'attenzione verso il tema della legalità è stato molto alto, non solo coinvolgendo giovani e studenti in un percorso di prevenzione, ma scegliendo ogni giorno di agire con trasparenza ed onestà nel rispetto dei valori morali che le Istituzioni devono mantenere per agire per il bene dei cittadini e del territorio”.

“Come coordinamento – afferma il presidente Cicala – stiamo avviando una serie di iniziative legislative volte proprio al contrasto e alla promozione della legalità anche nella nostra regione, consapevoli di quanto importante sia attivarsi perché la criminalità, soprattutto in un momento storico come questo, non trovi terreno fertile ma uno scudo di difesa e protezione da parte delle Istituzioni tutte”.

Oggi il Presidente del Coordinamento delle Commissioni e Osservatori sul contrasto della criminalità organizzata e la promozione della legalità, Cicala ha illustrato alla Commissione bicamerale antimafia il lavoro fino ad oggi svolto a partire dalle due proposte di legge per il contrasto e la promozione della legalità.

La prima proposta “Interventi per la valorizzazione e il riutilizzo di beni ed aziende sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata” è il frutto di una fattiva collaborazione tra l’ufficio legislativo della Conferenza delle Assemblee Legislative e delle Province Autonome, il tavolo tecnico- politico del Coordinamento delle Commissioni e degli Osservatori regionali per il contrasto della criminalità e la promozione della legalità di concerto con l’ANBSC (Agenzia nazionale per l'amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata) e l’Anci nazionale.

La seconda legge ha come obiettivo l’istituzione dell’“Osservatorio come organismo di supporto della Regione Basilicata in materia di contrasto e di prevenzione dei fenomeni mafiosi e di criminalità organizzata, nonché di promozione della cultura della legalità e della cittadinanza responsabile”.

“Un chiaro segnale dell’intensa attività legislativa rivolta a fornire ai Consigli regionali gli strumenti utili per contrastare la criminalità organizzata e promuovere la legalità”.

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Il Sindaco di Potenza Mario Guarente ha consegnato un encomio al vicebrigadiere Roberto Falcone in servizio per la Sezione Radiomobile Compagnia Carabinieri di Potenza “il quale, avendo intuito la gravità della situazione in atto, è intervenuto tempestivamente e con grande senso del dovere, salvando la vita a una donna colpita da infarto lo scorso 11 luglio” recita il testo della pergamena consegnata al militare. Nella Sala dell’Arco, sede della cerimonia di conferimento, presenti, il Sindaco del capoluogo lucano, il carabiniere insignito dell’onorificenza, il tenente colonnello Maurizio Laurito, il capitano Alberto Calabria, alcuni consiglieri comunali e i parenti di Falcone. Il Sindaco nel ringraziare il vicebrigadiere per il nobile gesto compiuto ha evidenziato come “l’operare quotidiano dell’Arma sia fatto di tanti straordinari gesti che per gli uomini in divisa rappresentano quasi l’ordinario, ma per noi cittadini sono un baluardo di sicurezza e ci consentono di vivere serenamente la nostra quotidianità. Sono costantemente in contatto con gli uomini dei carabinieri che non fanno mancare la loro presenza e il loro sostegno ai cittadini di Potenza e al loro Sindaco, fin dal mio insediamento”. Per l’ufficiale Laurito, presente in sostituzione del comandante del Comando provinciale, il colonnello Nicola Albanese , “il riconoscimento odierno conferma la vicinanza delle Istituzioni all’Arma e viceversa. Abbiamo necessità di mantenere viva e attiva questa sinergia affinché tutti possiamo collaborare fattivamente al raggiungimento del bene comune”. Commosse le parole di riconoscenza espresse da Roberto Falcone che ha ringraziato il Sindaco, la città di Potenza e tutti i colleghi che gli hanno manifestato vicinanza, complimentandosi per il brillante intervento effettuato”.

 

 

 

 

incidente_3.jpgI Vigili del fuoco del Comando di Potenza, con il personale in servizio presso il distaccamento di Villa D'Agri, alle ore 13.50 circa, sono intervenuti per incidente stradale sulla SS 598 a pochi Km dall'uscita di Villa D'Agri.

I VV.F. arrivati sul posto hanno trovato due automobili ed un camion coinvolti. Per estrarre il conducente dell'Alfa Romeo è stato necessario l'utilizzo del divaricatore, subito dopo le operazioni di recupero il ferito è stato affidato alle prime cure del personale sanitario intervenuto.

Illesi i due uomini che guidavano rispettivamente il mezzo pesante e l'altra autovettura (Kia).

I Vigili del fuoco sono intervenuti con una autopompa ed un fuoristrada per un totale di cinque unità.

Sul posto anche Polizia e 118.

 

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Nella mattinata di mercoledì, a Melfi, a partire dalle 09.30, presso la Villa Comunale “A. Sibilla”, nel 31° anniversario della sua scomparsa, si è svolta una solenne commemorazione in onore del Brigadiere dei Carabinieri Antonio Cezza, che, proprio nella città federiciana, perse tragicamente la vita nell’adempimento del proprio dovere.

Il Brigadiere Antonio Cezza, nato a Cursi (LE) il 15 febbraio 1964, addetto all’Aliquota Radiomobile della Compagnia Carabinieri di Melfi, morì dopo essere intervenuto, il 17 luglio 1990, nello stesso luogo dell’odierno evento, in cui era stata segnalata una violenta rissa ed aver, per primo, affrontato un malvivente armato di fucile che, alla sua vista, esplose diversi colpi attingendolo al volto.

Le sue condizioni apparvero subito molto gravi e nonostante gli immediati soccorsi ed i disperati tentatavi di salvargli la vita, cinque giorni dopo, nell’Ospedale di Potenza, si spense a soli ventisei anni.

Per il suo atto eroico, gli fu conferita la Medaglia d’Argento al Valor Militare alla Memoria, con la seguente motivazione:

Sottufficiale addetto al Nucleo Operativo e Radiomobile di Compagnia, in data 17 Luglio 1990, appreso che in giardini pubblici era in atto una grave rissa, sebbene libero da servizio e in abiti civili, interveniva prontamente e insieme ad altri militari. Intercettato noto pregiudicato, armato di fucile e in atteggiamento minaccioso, lo affrontava con grande sprezzo del pericolo, precedendo i commilitoni. Veniva ferito mortalmente dalla ravvicinata azione di fuoco da parte del malvivente a cui aveva intimato la resa. Fulgido esempio di elette virtù militari, altissimo senso del dovere e di generoso altruismo fino al supremo sacrificio.”

La cerimonia, a cui hanno partecipato il papà Giovanni ed il fratello Giuseppe del militare, ha avuto luogo alla presenza del Tenente Colonnello Maurizio Laurito, in rappresentanza del Comandante Provinciale Carabinieri di Potenza, Generale di Divisione (r) Luigi Finelli, Ispettore Regionale dell’Associazione Nazionale Carabinieri e Colonnello (r) Mario Tusa, Presidente della locale Sezione ANC, intitolata proprio al Brigadiere Cezza.

L’evento ha vissuto due momenti significativi, allorquando è stata deposta una corona di fiori presso la “Stele” eretta nella Villa Comunale, ad imperitura memoria dell’eroico Carabiniere, a cui è seguita la celebrazione della Santa Messa in suo suffragio presso la parrocchia del “Sacro Cuore”, officiata da Mons. Ciro Guerra.

L’Arma dei Carabinieri ha reso omaggio alla memoria del suo giovane militare, con la sentita partecipazione di una numerosa rappresentanza di personale della Compagnia Carabinieri di Melfi e dei colleghi in congedo della Sezione dell’ANC, ai quali si sono uniti gli appartenenti delle altre analoghe Associazioninonché i responsabili della Polizia di Stato, Polizia Locale, oltre ad Autorità comunali.

La manifestazione è culminata con un sentito intervento del Ten. Col. Laurito, il quale ha ricordato l’estremo sacrificio compiuto dal Brigadiere Cezza, figura eroica che incarna i valori etici e morali cui si ispira, nella quotidianità, l’operato del Carabiniere.

La cerimonia commemorativa è stata impreziosita da una nutrita partecipazione di cittadini, riuniti in commosso raccoglimento.

 

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POTENZA- Emessi dal Questore di Potenza Antonino Pietro Romeo sette provvedimenti di divieto di accesso ai locali pubblici ai sensi dell'art. 13 bis D.L. 14/2017 (D.A.C.Ur.) a tutti i pubblici esercizi e di intrattenimento situati in viale Dante, via Verdi ed in parte di via Vaccaro per la durata di dodici mesi per quattro dei sette soggetti coinvolti e per sei mesi per gli altri tre partecipi -  di cui due ragazze.

Quattro ragazzi tra i venti ed i trent’anni, due giovani ragazze che li accompagnavano nonché un parente di oltre 60 anni di due dei giovani coinvolti, si sono resi responsabili, nel marzo scorso, di una rissa nei pressi di un locale bistrot enoteca, sito in viale Dante, distante poche centinaia di metri dalla Questura.

Grazie al pronto intervento della Squadra Volante dell'Ufficio Prevenzione Generale e Soccorso Pubblico, i sette venivano identificati nell’immediatezza dei fatti, prima che questi potessero degenerare oltre; ciononostante, visto l’orario pomeridiano di un giorno feriale e la presenza di molti esercizi commerciali normalmente frequentati a quell’ora dalla cittadinanza, il rischio che potessero essere coinvolte persone estranee ai fatti era molto concreto, tanto che veniva allertata la locale Sala Operativa, poiché la situazione determinatasi aveva creato notevole allarme.

I soggetti coinvolti venivano tutti deferiti all’Autorità Giudiziaria per il reato di rissa, che viste anche le chiare risultanze investigative, indirizzava a tutti l’avviso di conclusione indagini.

Sulla scorta della ricostruzione operata dall’Ufficio Prevenzione Generale e Soccorso Pubblico, la Divisione Anticrimine istruiva i predetti provvedimenti che venivano poi notificati agli interessati.

I soggetti colpiti dalla misura, per un periodo che va da un minimo di SEI MESI ad un massimo di DODICI MESI, non potranno accederené stazionare nelle immediate vicinanze di tutti i pubblici esercizi (es. bar, ristoranti, pub, etc.) e di intrattenimento presenti in Viale Dante, nella prospiciente via Verdi, nonché in un tratto di via Vaccaro, in quanto luoghi interessati dai fatti sopra descritti.

Quest’ulteriore provvedimento di prevenzione ‘atipica’ (cd. DASPO Willy) adottato dal Questore di Potenza dimostra ancora una volta la sensibilità e l’elevata soglia di attenzione che l’Autorità Provinciale di Pubblica Sicurezza Questorile sta ponendo, affinché la ripresa post-pandemica avvenga nel pieno rispetto del vivere civile, a tutela della cittadinanza di questo capoluogo e, più in generale, dell’intera Provincia; nonché nell’interesse dei tanti pubblici locali presenti che necessitano di salvaguardia e garanzie, affinché la loro immagine non sia in alcun modo associata a fenomeni violenti, che potrebbero pregiudicare, di conseguenza, anche la ripresa economica, scoraggiando le tante persone perbene, di ogni età, che intendono trascorrere delle giornate serene, senza dover temere di poter essere, involontariamente, coinvolte in ‘scorribande’ adottate da pochi soggetti violenti.

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Il presidente del Consiglio e presidente del Coordinamento Commissioni e Osservatori sul Contrasto della Criminalità organizzata: “Si tratta di due proposte di legge, nate in seno al Coordinamento per il contrasto alla criminalità organizzata da me presieduto”

Sono state protocollate dal presidente del Consiglio regionale della Basilicata e presidente del Coordinamento Commissioni e Osservatori sul Contrasto della Criminalità organizzata e promozione della legalità, in seno alle Assemblee legislative e delle province autonome, Carmine Cicala, due proposte di legge per il contrasto e la promozione della legalità.

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L’Associazione della Stampa e l’Ordine dei Giornalisti della Basilicata in una nota «esprimono solidarietà ai colleghi Roberto Marino e Leo Amato del Quotidiano del Sud insieme a una immutata fiducia nell’operato della Magistratura, in merito all’Ordinanza del Giudice per le Indagini Preliminari presso il Tribunale di Catanzaro, che ha disposto l’imputazione coatta per i colleghi giornalisti in relazione alle cronache della vicenda giudiziaria apertasi, anni fa, sulla morte di una donna avvenuta nel 2013 all’ospedale San Carlo di Potenza.

Il diritto di cronaca e di critica è un pilastro della democrazia. Non si fonda certo sul principio della infallibilità di giornali e giornalisti ai quali, qualora ritenuto necessario, si ha diritto di chiedere replica ed eventuali rettifiche. Ma non può neppure essere conculcato con lo strumento delle querele e dei veti. Né ci pare auspicabile la riproposizione di azioni giudiziarie a distanza di anni dai fatti accaduti.

L’Associazione della Stampa e l’Ordine dei Giornalisti della Basilicata, nel riaffermare il valore primario della libertà di stampa, che va sempre bilanciato con il rispetto della dignità delle persone, sono al fianco dei colleghi giornalisti diventati bersaglio di azioni giudiziarie per aver svolto il proprio lavoro dando conto di possibili condizionamenti nell’ambito della vicenda in oggetto.

Il diritto di cronaca e di critica può essere svolto avendo come unico faro guida i principi affermati dalla Costituzione e il diritto di ogni cittadino a essere informato sui fatti di pubblico interesse».

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