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- Sabato, 19 Settembre 2020 08:55
di Antonella Sabia
Quando accadono gravi fatti di cronaca che coinvolgono in prima persona ragazzi giovani e giovanissimi, come quelli degli ultimi giorni sia a livello locale sia nazionale, sovente si è portati ad affrontare l’argomento con leggerezza. Ne abbiamo parlato a più ampio spettro con la Dottoressa Assunta Basentini, psicologa forense e Giudice Onorario presso il Tribunale per i Minorenni di Potenza.
D: Alla luce dei recenti fatti di cronaca, cosa sta succedendo ai giovani di oggi?
R: I ragazzi di oggi stanno vivendo un disagio in una fase di espansione, che per diverso tempo è stato negato e sottovalutato. Un disagio di tipo emotivo, educativo, affettivo e adattativo, dovuto alla non interiorizzazione delle norme e delle regole che rappresentano i contenuti principali del processo educativo. La violenza è sempre esistita, colpisce però la frequenza e la recrudescenza di alcune condotte.
D: Può dipendere dal fatto che oggi i ragazzi bruciano le tappe?
R: Il processo di adultizzazione di molti bambini e ragazzi comporta una condizione di disadattamento e disagio visibile nei comportamenti degli stessi. Questi ragazzi presentano una maturità di facciata, che non coincide con un processo di crescita interiore. Ci sono delle fasi di crescita e adattamento che vanno vissute, vanno condivise con gli adulti, mentre oggi, sia per l’uso dei social sia per tutta una serie di stimoli eccessivi, è come se avessero perso il controllo della realtà, e con loro anche chi gli sta affianco, come genitori e scuola. Senza demonizzare l’uso del cellulare, ciò che serve a bambini e ragazzi è un’attenzione e una cura mirata nei confronti delle loro esigenze evolutive, per canalizzare le risorse e le energie positive. La nostra società oggi presenta aspetti preoccupanti di degrado sociale ed etico che bisogna contrastare anche con sani percorsi educativi.
D: Ammesso che esistano delle colpe, a chi andrebbero attribuite?
R: Non possiamo parlare di colpe. Tanti ragazzi crescono con modelli e copioni non adeguati dal punto di vista sociale, affettivo ed emotivo. Dobbiamo dunque parlare di responsabilità degli adulti. Senza generalizzare, ci sono talvolta degli atteggiamenti di rinuncia da parte delle figure di riferimento, rispetto al controllo di una libertà talvolta estrema dei ragazzi. Il processo educativo e di crescita di un ragazzo, è un po’ come la costruzione di una casa: se abbiamo lavorato per realizzare delle basi solide, non ci sarà il rischio che l’edificio crolli o riporti notevoli danni. Molti ragazzi si ritrovano adulti senza aver vissuto tutte le tappe principali, scivolando da quello che era il gruppo sano di riferimento, gli amici, a quello che diventa il branco, con tutto ciò che ne consegue.
D: Emergono sempre nuove forme di devianza minorile, odio razziale, discriminazione sessuale e mercificazione della donna: come si possono contrastare?
R: Bisogna riempire la crescita dei bambini e dei ragazzi con contenuti e valori. Torniamo a quanto detto prima, quelli che oggi vengono definiti soggetti devianti in modo conclamato dalle istituzioni per le condotte messe in atto, quasi sempre sono ragazzi che non hanno avuto modelli di riferimento educativi ed affettivi adeguati sia nel contesto sociale sia in quello familiare. Sono stati bambini invisibili o difficili, e ovviamente da adulti sviluppano forme di disadattamento estremo, con condotte gravi, anche di rilevanza anche penale.
D: I “NO” che fanno crescere: oggi si dicono ancora?
R: Se ne dicono pochi. Il processo educativo dovrebbe essere contenitivo, con un equilibrio tra SI e NO. In molte famiglie, c’è stato un atteggiamento di resa, con la tendenza a giustificarsi rispetto ad all’inadeguatezza educativa dietro frasi come “Sono gli amici”,“Tanto succede a scuola”, “Escono tutti perché non mio figlio?”. Il problema non è uscire, ma come e con quali modalità.
D: Come si arriva a chiedere aiuto?
R: Non è semplice, innanzitutto la famiglia dovrebbe riuscire a cogliere questi segnali di sofferenza, perché ci sono. Spesso i genitori dicono “Non avevamo capito”, “Non ci eravamo accorti di nulla”, in realtà non è così. Se c’è la giusta attenzione, si possono cogliere questi segnali. È difficile che un bambino e un ragazzo da solo possa chiedere aiuto quando vive le prime difficoltà rispetto ad una libertà estrema, soprattutto se è proiettato in un gruppo negativo. L’abbiamo visto proprio nei fatti di cronaca di questi giorni, alcune situazioni si sviluppano in contesti in cui c’è una condizione di abbandono etico, materiale e sociale.
D: Rispetto al passato, oggi si parla anche molto di depressione, senso di insoddisfazione.
R: Il disagio che può vivere un ragazzo, può prendere strade diverse, esattamente come accade con la sofferenza degli adulti, si può trasformare e sviluppare in un quadro clinico complesso di ansia e depressione che ha bisogno evidentemente di una diagnosi e un trattamento. È importante il ruolo della scuola e della famiglia per segnalare una situazione di disagio. Devono essere i servizi specialistici ad intervenire per la diagnosi e la presa in cura. C’è un aumento di disturbi depressivi che coincide evidentemente con tante altre situazioni negative, con l’uso di alcol e droghe. I dati dell’Osservatorio Nazionale dell’Adolescenza evidenziano che l’81% degli adolescenti afferma di bere alcolici: un dato che andrebbe analizzato, approfondito nonché interpretato, un segnale di forte disagio e di anormalità dal punto di vista del comportamento individuale e sociale.
D: L’emergenza sanitaria e il lockdown ci hanno costretti a cambiare le nostre vite, in particolare i ragazzi hanno perso alcuni punti di riferimento.Cosa si porteranno dietro?
R: Questa situazione è stata una rivoluzione nella vita di tutti, bambini, ragazzi e anche adulti. Sicuramente i ragazzi sono stati i più penalizzati perché è venuta meno una serie di riferimenti importanti della socializzazione e del loro bisogno di stare non solo a scuola, ma di relazionarsi con i compagni e altri adulti di riferimento. C’è stata, e permane tutt’ora, una condizione di sofferenza che va accolta da parte dei ragazzi. Per fortuna, pur essendo la fascia di popolazione più sensibile, sono anche quelli più dotati di capacità di resistenza, hanno una resilienza che li porta più facilmente a riproporsi e accettare la realtà modificandosi, in senso anche positivo. Ci sono state però delle situazioni di disagio, la pandemia ha tolto ai ragazzi delle sicurezze e ha bloccato attese e aspettative. Bisogna augurarsi pian piano che la situazione si normalizzi.
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- Giovedì, 10 Settembre 2020 09:16
“La critica politica è ammessa ed è comprensibile. Ma quando si oltrepassano alcuni limiti e la critica si trasforma in condotte violente nei modi e nei termini con un linguaggio sessista senza precedenti allora non è accettabile e va condannata senza se e senza ma”. Lo afferma, in una nota, la Consigliera regionale di parità, Ivana Pipponzi a seguito di quanto accaduto a Maria Di Lascio, candidata sindaca al comune di Lagonegro.
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- Venerdì, 31 Luglio 2020 12:16
“Esprimo il mio più vivo apprezzamento al nostro legislatore fautore del disegno di legge in materia di contrasto ai reati di violenza e discriminazione per motivi fondati sul sesso, sul genere (misoginia), sull’orientamento sessuale e sull’identità di genere; strumento normativo frutto di sintesi certosina di diversi apporti partitici confluiti nel testo approvato due giorni fa in Commissione Giustizia della Camera”. È quanto afferma la consigliera regionale di parità, Ivana Pipponzi evidenziando che il disegno di legge, nel rispetto degli articoli 2, 3 e 21 della Costituzione, ha l’obiettivo di prevenire e contrastare l’insorgere di condotte discriminatorie e violente motivate dal sesso, dal genere, dall’orientamento sessuale e dall’identità di genere.
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- Lunedì, 06 Luglio 2020 12:43
Si terrà domani, 7 luglio alle ore 17.00 presso l’Università degli Studi della Basilicata, a Potenza in via Nazario Sauro, la cerimonia di inaugurazione ed installazione della “Panchina rossa”. L’iniziativa è frutto di un’azione sinergica tra la Consigliera regionale di parità, Ivana Pipponzi e la Rettrice dell’Unibas, Aurelia Sole.
La cerimonia rientra nel panel eventi del Manifesto “Un Patto per le Donne” istituito dalla Consigliera di Parità, cui ha aderito il Cug Unibas.“Dalla valenza fortemente simbolica, - spiega la Pipponzi - ha lo scopo di stimolare l’attenzione delle studentesse e degli studenti, futuri attori del domani, al fenomeno di stringente attualità e drammaticità quale quello della violenza di genere e del femminicidio.
I dati nazionali e regionali sul femminicidio, sulla violenza di genere e sulle molestie sessuali, anche sui luoghi di lavoro, ci consegnano una cruda e drammatica realtà in costante aumento, anche durante il periodo pandemico dove le donne si sono trovate a convivere con il proprio aguzzino, recluse tra le mura domestiche.
Come affermato dalla Convenzione di Istambul, la violenza di genere è un fenomeno strutturale della società, ancora sommerso, poco conosciuto e spesso impunito, legato ad una cultura fondata sulla disparità tra l’uomo e la donna; risultano centrali, pertanto, campagne di sensibilizzazione e di formazione delle coscienze, quale quella dell’apposizione della panchina rossa.
L’iniziativa, infatti, persegue il fine di formare le studentesse e gli studenti alla cultura della Parità di genere e delle Pari Opportunità, sviluppando una nuova coscienza ‘valoriale’ improntata all’inclusione ed al rispetto delle differenze, bandendo così ogni forma di prevaricazione tra i generi (e tra ogni forma di diversità), che rappresenta il volano della violenza.
Nel contempo – conclude la Consigliera regionale di Parità - si è inteso fornire un utile servizio alle vittime di violenza essendo stata apposta sulla panchina una targa dedicata con i riferimenti telefonici (0971.55551 - 1522) del Centro antiviolenza regionale ‘Telefono Donna’, che ha collaborato all’iniziativa, e del numero nazionale antiviolenza”.
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- Martedì, 09 Giugno 2020 10:16
Tragedia a Cursi, in provincia di Lecce. Un Assistente Capo Coordinatore del Corpo di Polizia Penitenziaria, da molti anni in servizio nella casa di reclusione di Opera a Milano, tornato nel luogo d’origine per alcuni giorni di ferie, si è tolto la vita. L’uomo è stato rinvenuto da un familiare. A darne notizia è il Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria SAPPE.
“Siamo sconvolti”, dichiara Donato Capece, segretario generale del SAPPE. “Tragedia nella tragedia, aveva avuto un fratello, anche lui appartenente alle Forze di Polizia, che qualche anno fa si era tolto la vita”.
Capece non entra nel merito delle cause che hanno portato l’uomo a togliersi la vita, e sottolinea: “bisogna evitare qualsiasi tipo di strumentalizzazioni, ma sembra davvero non avere fine il mal di vivere che caratterizza gli appartenenti al Corpo di Polizia Penitenziaria, uno dei quattro Corpi di Polizia dello Stato italiano. Questo è il terzo suicidio nelle file della Polizia Penitenziaria dall’inizio dell’anno, e due hanno visto coinvolti poliziotti che lavorano in Lombardia. Lo scorso anno 2019 erano stati 11 i poliziotti penitenziari che si sono tolti la vita.”
Per il SAPPE “servono con urgenza soluzioni concrete per il contrasto del disagio lavorativo del Personale di Polizia Penitenziaria. Come anche hanno evidenziato autorevoli esperti del settore, è necessario strutturare un’apposita direzione medica della Polizia Penitenziaria, composta da medici e da psicologi impegnati a tutelare e promuovere la salute di tutti i dipendenti dell’Amministrazione Penitenziaria. Non mettere in atto immediate strategie per contrastare il disagio che vivono gli appartenenti al Corpo di Polizia Penitenziaria sarebbe irresponsabile. Mi rivolgo al nuovo Capo del DAP, Bernardo Petralia, e rinnovo il nostro appello al Ministro Bonafede: non si perda ulteriore tempo su questa grave, inquietante ma ancora troppo trascurata drammatica realtà dei suicidi nelle fila della Polizia Penitenziaria!”.
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- Martedì, 09 Giugno 2020 10:11
Proseguono a Banzi i disservizi del locale ufficio postale. A denunciarli è l’amministrazione comunale che si è fatta portavoce delle lamentele di numerosi cittadini.
Durante il periodo di lockdown dovuto al Coronavirus – si denuncia in una nota – l’orario di apertura era limitato a qualche ora a settimana. Con le nuove disposizioni non sono aumentati i giorni e le ore, i cittadini attendono a lungo per poter entrare alle poste per
fare operazioni fondamentali per la vita quotidiana famigliare.
Forte preoccupazione esprime a nome dell’amministrazione il Sindaco Pasquale Caffio, visto l’arrivo di numerosi emigranti per l’apertura postCovid-19 e anche per l’imminente festivita’ del Santo Patrono San Vito Martire,che sia pur in tono minore a giorni interesserà la comunità’ Bantina.
Il Vice Sindaco di Banzi Angelo Dragonetti annuncia “imminente una missiva alla
direzione Regionale di Poste Italiane per segnalare con forza la necessità di porre
fine ai disagi che si registrano da molto tempo”.
Dragonetti segnala anche assembramenti vista la vicinanza con gli uffici comunali e soprattutto anche il quotidiano assalto di contribuenti provenienti dalla vicina Genzano e da Palazzo San Gervasio.
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- Martedì, 09 Giugno 2020 10:06
Il Tribunale di Potenza ha assolto “per non aver commesso il fatto” l’avv. Massimo Maria Molinari, all’epoca (2009) vice sindaco e assessore del Comune di Potenza. L’inchiesta riguardava presunti favoritismi nella costruzione del nuovo cimitero di Potenza. Il tribunale ha quindi assolto con formula piena Molinari, il quale aveva rinunciato alla prescrizione per poter essere giudicato con regolare processo.
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- Sabato, 06 Giugno 2020 08:49
di Walter De Stradis
Compie sessant’anni proprio oggi il Prefetto della Provincia di Potenza (in città dal marzo dell’anno scorso), il commendator Annunziato Vardè, calabrese nativo di Nicotera. Modi pacati e piacevoli, ha ricoperto identico ruolo nelle città di Ragusa e di Brindisi, occupandosi, tra l’altro, di questioni cruciali attinenti l’immigrazione. Con lui, nella giornata di giovedì scorso, si è parlato principalmente della questione Covid.
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- Sabato, 06 Giugno 2020 08:37
Con i bar e ristoranti rimasti chiusi per oltre due mesi e mezzo, anche il settore della distribuzione ne ha risentito, in particolare quella di cibi e bevande, alimenti soggetti a scadenza. È quello che è accaduto a un noto distributore potentino di prodotti surgelati, Nicola Lapolla, che negli scorsi giorni ha dato vita ad una bella iniziativa che ha coinvolto tanti cittadini, donando oltre 35mila gelati, in scadenza. Uno stock acquistato prima dell’emergenza Coronavirus, che sarebbe dovuto essere consegnato ai gestori dei locali in questi mesi in cui tutta l’Italia si è fermata. Abbiamo contattato il sig. Lapolla di Surgelmarket, gestore anche di un punto vendita alla periferia di Potenza, a cui abbiamo chiesto come sono andati questi mesi, e come la gente è tornata a fare acquisti.
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- Sabato, 30 Maggio 2020 08:51
di Antonella Sabia
L’emergenza sanitaria degli ultimi mesi, di fatto, si è tramutata quasi subito in emergenza sociale, da nord a sud, al dolore che ha investito chi ha perso i propri cari, si aggiunge il tema della povertà. A pagarne le conseguenze sicuramente tante famiglie che già vivevano in condizioni di disagio, ma dal report della Caritas diocesana di Potenza-Muro Lucano-Marsico Nuovo, emerge uno scenario ulteriormente trasformato.