- Redazione
- Sabato, 29 Marzo 2025 07:02
In un giorno del 1943, a Rione Francioso (nel capoluogo di regione), a un tratto si ritrovò coperto di terra. Tonino Potenza allora era solo un bambino di otto anni, salvatosi per un caso fortuito: aveva appena lasciato la mano della signora che lo accompagnava, colpita a morte dalle bombe. Questo episodio della sua infanzia, finora -ci dice- non lo ha mai raccontato a nessuno, perché -sempre parole sue- non gli è mai piaciuto fare del pietismo, soprattutto in campagna elettorale. Allo stesso modo, però, il fresco novantenne (il 22 marzo scorso), storico esponente locale della Democrazia Cristiana (tra le altre cose, deputato con “La Margherita”, dal 2001 al 2006), ritiene che anche il suo ingresso in politica sia dovuto a una combinazione. «Allora la sede del partito era a San Giovanni e un mio amico, Gerardo Arcieri, mi chiese di accompagnarlo lì, poiché doveva consegnare dei documenti. Allora ero solo un ragazzo che aveva voglia di fare la sua parte per aiutare il prossimo». All’epoca Antonio Potenza abitava non troppo distante, in via Caporella, uno dei vicoli del centro storico. E’ praticamente alle spalle del Gran Caffè, dove ormai da anni, l’ex presidente del consiglio regionale (dal 1990 al 1995), seduto al suo tavolino, ha quasi allestito un suo “ufficio”, arredato di aranciata e giornali. «La primissima volta che sono stato eletto, è stato al consiglio comunale di Potenza, nel 1964. Pur avendo seguito un mio percorso politico fatto non certo di sudditanza, devo riconoscere che Emilio Colombo, per una ventina d’anni, ha dato il senso di uno che aveva le idee chiare e che andava avanti; che poi si fosse d’accordo o meno, è un altro discorso. In ogni caso, non riconoscere oggi la figura di Colombo, specie nel contesto attuale, è un errore, perché non ci restituisce il senso di cosa fosse la Basilicata allora, e di cosa invece è oggi. Quando sta per maturare qualche cosa, questa regione “scoppia” sempre: scopia Matera, scoppia tutto».
Il discorso, a questo punto, si sposta sulle questioni più attuali.
«Il bonus gas? Io non ne ho usufruito. E’ un modo come un altro per dare qualche cosa al popolino. Ogni tanto si elargisce qualcosa. E questo, dopo le grandi battaglie combattute, e grandi risultati. Tante volte, infatti, si dice “guardiamo agli inizi”, se si vuole dare il giusto valore alle conquiste che vengono fatte. Alla fine, però, i passaggi che potevano essere consumati come un fatto naturale, diventano un favore, un piacere. E tutto questo accade perché deve essere venduto come una “conquista” di questo popolo, che aspetta da anni un qualcosa che non arriva mai. E’ questa l’immagine “esterna”, che molti non capiscono e non percepiscono».
Sul giornale, poggiato sul tavolo, ci sono i titoli riguardanti la crisi di maggioranza apertasi in Regione, e dovuta ai bisticci sulle elezioni materane. «Il problema è che qui in Basilicata forse siamo troppo abituati a essere guidati da altri. Se c’è qualcuno che ci risolve i problemi, tanto di guadagnato, ma per il resto, non c’è credibilità. Ma questo è tipico delle realtà povere, ove la gente ha necessità di una guida che formuli degli obiettivi da raggiungere; è fortunato chi riesc
e a realizzarli, mentre chi non riesce, non ne paga lui le conseguenze, bensì la povera gente».
Walter De Stradis