- Redazione
- Sabato, 22 Marzo 2025 07:04
di Walter De Stradis
«In
Castel Lagopesole, in Basilicata, tra il sacro Monte del Carmelo e un magnifico castello federiciano; su un’area parassiale di vetta (m 800-900-1230) immersa nella Bellezza, in un giardino di rose bianche -il Giardino della Vergine- e in adiacenza ad un Eremo preesistente (1985), nell’Anno del Signore 2000, Anno Giubilare, è stato edificato un venerabile Tempio, un sacello -nell’architettura cristiana con il termine sacellum si indica una chiesa, un santuario, una cappella di piccole dimensioni- un nidulo in Ciel d’Oro: il Santuario Divin Crocifisso». (Cristina di Lagopesole “Santuario Divin Crocifisso” - Editrice Velar, 2012)
Mentre all’interno l’intervista procede, due splendidi cani randagi (ma di casa) scrutano curiosi da dietro la porta-finestra, e un gatto particolarmente audace si arrampica e tenta di entrare. Nell’eremo prospiciente al Santuario Divin Crocifisso (dall’evocativa cupola rosa), sito nella frazione di Castel Lagopesole (Avigliano, Potenza), circondato com’è da piante e fiori, tutto sembra vivere in armonia. A fare gli onori di casa, ricevendoci in uno studio straboccante di volumi, è ovviamente colei che ha dato vita a tutto ciò, la rinomata poetessa, scrittrice (giunta al cinquantacinquesimo libro) studiosa e religiosa Crstina di Legopesole, anche nota come Cristina di Gesù Crocifisso, che in quel luogo di pace vive e lavora.
D - Come nasce l’eremo di Lagopesole e perché, lei che è originaria di Rionero, ha scelto questo luogo in particolare?
R - Nel mezzo del cammin della mia vita -per citare Dante- io mi inoltrai non in una selva oscura, bensì in una “dolce valle” (come la chiama Giustino Fortunato), ovvero la Valle di Vitalba. La via intrapresa mi portava al monte, cioè in un luogo alto, andando alla ricerca del Padre. Giunsi dunque, salendo, a Lagopesole, luogo “trinitario”: nel Castello federiciano c’è infatti una chiesa dedicata alla SS Trinità “in alto” (come viene chiamata, stante il dislivello di cento metri col borgo sottostante); la chiesa parrocchiale del centro abitato, invece, fu dedicata sempre alla SS Trinità, ma “in piano”. Il culto trinitario che è qui presente risale all’antichità (per molti anni vi sono state le suore trinitarie, appunto). Giungendo dunque a Lagopesole, io vi trovai il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo, ma diressi i miei passi ancora più in alto, alla volta del Santuario della Beata Vergine Maria del monte Carmelo. Pertanto, in questo modo, ricevevo la Trinità e la Madre Santissima. Decisi allora di fermarmi in questo piccolo borgo. Acquistai questo terreno di mille metri quadri ed elevai, già quarantacinque anni fa, l’eremo. In quanto tale, questo non confina con alcuna abitazione, trovandosi in mezzo a un giardino. Dopo averlo costruito, e reso il luogo del silenzio, dell’elevazione, dello studio e della scrittura, alcuni anni dopo accadde un fatto straordinario: ebbi una visione, in cui mi apparve Gesù che mi indicò col dito il santuario, così come poi l’ho costruito. Ed è un’opera d’arte.
D - Come l’avete costruito? Chi vi aiutato?
R - Il santuario è stato progettato da due architetti (tra cui mia figlia) e due ingegneri; ed è stato costruito da una importante ditta di Venosa, che ha operato anche il restauro del castello di Lagopesole. Trattandosi di un’opera particolare, erano presenti anche sovraintendenti ed è stata seguita da tutte le autorità. Dopo un anno per costruirlo, il santuario è stato benedetto e inaugurato il 14 settembre del 2000, che era anno giubilare. Pertanto il santuario festeggia il venticinquennale con il Giubileo.
D - Cosa comporta per Lagopesole la presenza di un santuario come questo?
R - Il santuario è aperto a tutti. E’ stato benedetto e inaugurato dall’arcivescovo di Pompei, il venerabile Toppi, attualmente in odor di santità. Come da regola, l’arcivescovo ungeva con le sue mani le pareti con l’olio sacro, e con lui c’era anche l’allora vescovo di Potenza monsignor Superbo (che offrì la reliquia, antichissima, di san Mauro Abate, qui conservata), insieme a tutte le autorità.
D - La comunità di Lagopesole e quelle limitrofe, fanno tesoro di questa risorsa locale? E’ soddisfatta?
R - Sì, certo. Secondo ciò che ha stabilito il vescovo sin dal primo giorno, qui si celebra il primo sabato del mese (alle 10 di mattina); tuttavia, nel santuario lo si può fare regolarmente tutti i giorni, come in qualsiasi altra chiesa. Molti, infatti, vengono a celebrare il venticinquesimo del matrimonio, le messe per i defunti e così via. Nel tabernacolo mi è stata lasciata l’eucarestia dal primo giorno, per cui io sono responsabile e d’altronde io stessa mi sono consacrata in questo santuario.
D - Lei è carmelitana, se non erro.
R - Carmelitana “di vita attiva e contemplativa”. Se fossi solo “di vita”, sarei di clausura, mentre invece io posso uscire ed essendo anche una scrittrice, vado in giro per portare la parola di Dio, ma anche la parola “colta”, riferendomi alla storia dell’Umanità, e alle mie stesse poesie.
D - In lei è nato prima l’afflato religioso o prima quello poetico?
R - Poeti si nasce. Col passare degli anni, invece, si acquisisce l’attitudine religiosa. Nella mia vita ho girato l’Europa. Un po’ prima del 2000, in occasione del Bimillenario Oraziano, fui scelta dalla Regione Basilicata per rappresentare questa terra e mi mandarono all’Università di Berlino, ove declamai gli inni di Orazio.
D - Da poco è uscito il suo nuovo libro...
R - Sì, “Bagliori di Eternità”. In oltre cinquecento pagine, sull’arco di trecento componimenti, tutti in terzine, io canto le vicende umane, da Omero al primo uomo sulla Luna. Tremila anni di storia, di poesia, musica, letteratura.
D - Nelle religioni orientali si dice che gli eremiti, pur vivendo in solitaria, comunque svolgono un compito fondamentale per l’umanità, poiché pregano per tutto il mondo.
R - La preghiera è sempre universale, e mai solo personale o per amici e familiari. Specie in questo momento tragico, che stiamo vivendo. Tanto per cominciare, infatti, viviamo -qui in Basilicata, ma anche nelle regioni limitrofe- nell’epoca dello spopolamento (e di questo se ne sta occupando in maniera molto seria, tramite varie conferenze nel Mezzogiorno, l’Arcivescovo di Benevento, S.E. Monsignor Felice Accrocca). C’è poi un momento internazionale caratterizzato da guerre e orrori, anche in Terra Santa. Ogni giorno muoiono, anche, centinaia, migliaia di bambini, orrendamente uccisi. Confidiamo nella pace, visti anche i colloqui tra Putin e Trump.
D - Stavo per chiederle cosa la preoccupa di più, qui in Basilicata.
R - Lo spopolamento. I giovani che se ne vanno fuori e studiare (al Nord o all’estero) e qui più non tornano, perché non trovano lavoro. Anche il poeta risente di questa situazione, per cui è diventata una poesia “del punto interrogativo”, ovvero della domanda e della sofferenza. Il poeta è quello che ha una sensibilità tale da farlo compenetrare in certi problemi e spingerlo a esprimersi. E in Italia abbiamo tanti bravi poeti che lo fanno.
D - Come ha visto cambiare, in quarantacinque anni, gente e paesaggio attorno al suo eremo?
R - Dal punto di vista urbanistico, è migliorato enormemente, di pari passo col progresso economico delle famiglie, per cui qui adesso c’è un bel “paese”, ridente e accogliente, con abitazioni ben curate e ben tenute. C’è anche un’attività culturale molto intensa, e anche il Castello ha riaperto, seppur solo in alcuni giorni della settimana. Mi piacerebbe, come già fatto in passato, presentarvi il mio nuovo libro.
D - Facciamo un passaggio sul Papa, sulle cui reali condizioni di salute ci sono anche tante speculazioni.
R - Io mi auguro che torni presto in buona salute. E’ un Papa che amo tanto, perché adora i bambini ed è il Papa della Fraternità, in un mondo in guerra e diviso. Non si tratta solo del “compito” di un Pontefice: quell’indole paterna è proprio dentro di lui.